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Manovra, le proposte di modifica delle Regioni

17 Novembre 2025
Articoli Attualità

Le Regioni hanno proposto una serie di modifiche sulla sanità alla Manovra 2026 presentata dal governo. Infatti, secondo le Regioni servono “maggiori spazi di flessibilità nella destinazione dei fondi stanziati”, anche se si “riconosce il grande sforzo fatto dal Governo per l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale”; sottolineano però che “una parte rilevante delle risorse, oltre 1,450 miliardi, risulta già vincolata agli obiettivi di piano e ai rinnovi del contratto nazionale del personale. Questo preclude la possibilità per le Regioni di venire incontro alla specificità dei bisogni sanitari dei singoli territori”.

Le Regioni hanno presentato un pacchetto di emendamenti alla Manovra chiedendo più flessibilità nell’uso dei fondi sanitari e lo sblocco delle assunzioni per far fronte all’emergenza personale.

Le Regioni chiedono di cancellare dall’articolo 67 comma 2 che prevede uno stanziamento 100 milioni di euro per il 2026 e 183 per il 2027 per l’aumento delle tariffe della specialistica e protesica e che. Lo stesso vale per l’articolo 63 comma 5 in cui vengono stanziate risorse aggiuntive (206 milioni di euro per l’anno 2026, 17 milioni di euro per l’anno 2027 e 60 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2029) per l’incremento delle disponibilità per il perseguimento degli obiettivi sanitari di carattere prioritario e di rilievo nazionale. Per le Regioni “il fondo destinato agli obiettivi di piano ha già una dotazione di 1 miliardo di euro. Poiché le attività relative alla prevenzione beneficeranno anche di ulteriori e consistenti risorse, non si ritiene opportuno che tale fondo venga ulteriormente incrementato”.

Vi è poi il tema dell’emergenza del personale: all’articolo 64 le Regioni segnalano che i centri vaccinali sono in crisi: quindici Regioni su venti non raggiungono gli obiettivi minimi per le vaccinazioni dei bambini. Le coperture per l’Hpv crollano al 2% per i maschi over 24. Serve, poi personale formato per i vaccini dei viaggiatori (encefalite da zecche, dengue) e per gestire l’arrivo del nuovo anticorpo monoclonale contro il virus respiratorio sinciziale nei neonati. La soluzione sarebbe permettere alle Regioni di usare fino al 10% dei fondi per le vaccinazioni per assumere personale, scavalcando i blocchi alla spesa che oggi lo impediscono. le Regioni, dunque, propongono di usare il 30% dei fondi per la prevenzione per pagare straordinari e prestazioni aggiuntive al personale esistente, tassandoli con un’aliquota agevolata al 15%. Per trattenere gli infermieri l’emendamento all’articolo 69-ter chiede di estendere a tutti gli straordinari la tassazione agevolata al 5%, già prevista per alcune voci. Con il nuovo articolo 64-bis le Regioni chiedono di poter usare tutti i dati sanitari in loro possesso – dalle ricette, agli screening, ai ricoveri – per fare “stratificazione del rischio”, senza dover chiedere il permesso a ogni persona, perché si tratterebbe di un’attività di interesse pubblico, come già avviene in altri paesi europei.

Si chiede inoltre di scrivere nero su bianco il principio di sostituibilità tra farmaco originale e biosimilare, per spingere una volta per tutte l’uso di questi ultimi e tagliare la spesa. Si propone di dematerializzare le ricette per i celiaci, creando un unico elenco nazionale dei prodotti.

Sulla spesa farmaceutica le Regioni chiedono risorse: “l’innalzamento dei tetti di spesa per gli acquisti diretti comportano 350 mln di minori entrate; l’abolizione del payback dell’1,83% comportano 166 mln di minori entrate e l’abolizione dell’ulteriore sconto del 5% per alcuni farmaci (la minore entrata non è quantificata anche se le stime parlano di 150 mln ndr.)” e per questo chiedono che queste cifre vengano coperte dal Governo con “risorse aggiuntive rispetto a quelle previste per il FSN”, per una cifra di 700mln. Per quanto riguarda i dispositivi medici, si chiede di modificare il meccanismo del payback, alleggerendo il peso sulle piccole e medie imprese che riforniscono le Asl, per non metterle in difficoltà. Infine, le Regioni chiedono un fondo da 50 milioni di euro l’anno per far fronte agli indennizzi per i danni da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni ed emoderivati.