Mobilità sanitaria: un fenomeno delle disuguaglianze del Ssn
La mobilità sanitaria continua a rappresentare uno degli indicatori più significativi dello stato di salute del Servizio sanitario nazionale. I dati del Rapporto annuale Sdo 2024 del ministero della Salute confermano, infatti, una tendenza ormai consolidata: centinaia di migliaia di cittadini italiani continuano a spostarsi dalla propria regione di residenza per ricevere cure ospedaliere, alimentando un fenomeno che riflette non soltanto differenze organizzative e assistenziali, ma anche il diverso grado di fiducia che i cittadini ripongono nei sistemi sanitari territoriali.
Nel corso del 2024 sono stati registrati complessivamente 691.640 ricoveri fuori regione nelle principali aree di attività ospedaliera considerate nelle rilevazioni sulla mobilità interregionale
Si tratta di un volume sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, a conferma del fatto che non siamo di fronte a un fenomeno occasionale o emergenziale, ma a una caratteristica strutturale del sistema sanitario italiano.
La quota più rilevante riguarda i ricoveri per acuti, che rappresentano il nucleo centrale dell’assistenza ospedaliera. In regime ordinario le dimissioni riferite a pazienti provenienti da altre regioni sono state 477.407, pari all’8,6% del totale dei ricoveri erogati. A queste si aggiungono 161.794 ricoveri per acuti in regime diurno, corrispondenti al 9,6%. Complessivamente, nell’area degli acuti si contano quindi oltre 639 mila ricoveri fuori regione. Il fenomeno assume una dimensione ancora più marcata nell’ambito della riabilitazione, dove il 15,7% dei ricoveri ordinari e il 10,5% di quelli diurni coinvolgono pazienti provenienti da altri territori. Più contenuta, ma comunque significativa, la mobilità nella lungodegenza, che interessa il 5,9% dei ricoveri.
La geografia della mobilità sanitaria continua poi a mostrare una netta divisione tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Analizzando i ricoveri per acuti in regime ordinario, l’Emilia-Romagna si conferma la regione più attrattiva del Paese, con un saldo positivo di 63.613 ricoveri. I cittadini emiliano-romagnoli ricoverati fuori regione sono stati 26.807, mentre i pazienti provenienti da altre aree d’Italia e assistiti nelle strutture regionali hanno raggiunto quota 90.420. Subito dopo si colloca la Lombardia, che registra un saldo positivo di 53.778 ricoveri, con quasi 100 mila pazienti provenienti da altre regioni. Seguono Veneto (+15.390), Lazio (+9.515) e Toscana (+8.187), territori che consolidano il proprio ruolo di poli di riferimento per numerose specialità e percorsi assistenziali.
All’estremo opposto si trovano la Calabria, che presenta il saldo negativo più elevato, con 32.131 ricoveri in uscita superiori a quelli attratti. Situazione critica anche per Campania (-31.323), Sicilia (-22.765), Puglia (-16.867) e Liguria (-10.869). In questi territori una quota rilevante di cittadini continua a rivolgersi ad altre regioni per ottenere prestazioni ospedaliere, con conseguenze non soltanto assistenziali ma anche economiche, considerando il peso della mobilità passiva sui bilanci regionali.
Particolarmente interessante è poi l’analisi delle percentuali di fuga, cioè della quota di residenti ricoverati fuori regione sul totale dei ricoveri dei residenti. A fronte di una media nazionale dell’8,6%, il Molise raggiunge il 32,8%, seguito da Basilicata (28,6%), Calabria (22,6%), Valle d’Aosta (19,7%) e Abruzzo (16,2%). Valori elevati si registrano anche nella Provincia autonoma di Trento, in Liguria, Umbria e Marche. Tuttavia, il caso del Molise dimostra come questi numeri debbano essere interpretati con prudenza. Pur presentando il più alto indice di fuga, la regione evidenzia anche una rilevante capacità di attrazione, mantenendo un saldo quasi in equilibrio. È una dinamica tipica delle realtà territorialmente più piccole o di confine, dove gli spostamenti dei pazienti possono essere frequenti in entrambe le direzioni.
Anche nei ricoveri per acuti in regime diurno emerge una mappa consolidata. Il Lazio guida la classifica dell’attrazione con un saldo positivo di 22.590 ricoveri, seguito da Lombardia (+19.531), Emilia-Romagna (+11.881), Liguria (+3.082) e Toscana (+2.740). Le maggiori criticità si concentrano invece in Calabria, Puglia, Campania e Sicilia, che continuano a registrare consistenti flussi di pazienti verso altre regioni
Per il mondo della farmacia territoriale questi dati rappresentano un elemento di particolare interesse. La mobilità sanitaria non riguarda, infatti, soltanto gli ospedali, ma riflette più in generale la capacità dei sistemi regionali di garantire continuità assistenziale, presa in carico e prossimità delle cure. Laddove i cittadini percepiscono carenze o difficoltà di accesso ai servizi, tendono a cercare risposte altrove. Per questo motivo la mobilità continua a essere uno dei più efficaci indicatori delle disuguaglianze sanitarie presenti nel Paese e rappresenta un fenomeno che, a distanza di anni, resta una delle sfide più complesse per l’equità e l’universalità del Servizio sanitario nazionale.








