Morbillo: l’Italia tra i Paesi più colpiti
L’Europa non è affatto vicina all’eliminazione del morbillo. L’ultimo report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) delinea un quadro chiaro: il virus continua a circolare con intensità crescente e la copertura vaccinale resta ben lontana dal livello necessario per fermarne la diffusione.
Un segnale che riguarda da vicino anche l’Italia, che nel gennaio 2026 risulta il Paese con il numero più alto di segnalazioni dell’intera area Ue/See. Nel primo mese dell’anno, infatti, l’Italia ha registrato 84 casi, davanti a Spagna (48), Francia (12), Romania (9) e Belgio (7)
In totale, i Paesi che hanno trasmesso dati all’Ecdc contano 173 casi, mentre sedici Stati non hanno riportato alcuna infezione. Un quadro frammentato, che però conferma un ritorno di fiamma costante del virus in diverse regioni europee.
Se si allarga lo sguardo ai dodici mesi precedenti, il fenomeno assume proporzioni ben più significative: tra febbraio 2025 e gennaio 2026 nei trenta Paesi Ue/See sono stati notificati 6.037 casi, l’80% dei quali confermati in laboratorio. Solo quattro Stati -Lussemburgo, Malta, Finlandia e Liechtenstein- non hanno registrato infezioni nel periodo. A trainare l’ondata è la Romania, con 2.839 casi (quasi la metà del totale), seguita da Francia (821) e Italia, che con 538 casi annuali rappresenta quasi il 9% delle segnalazioni europee.
Il dato più rilevante per capire la dinamica delle epidemie europee riguarda però la modalità di trasmissione. Soltanto l’8% dei casi è importato, mentre quasi un terzo è attribuito a trasmissione locale confermata. È dunque la circolazione endemica -non i contagi dall’estero- a sostenere l’attuale recrudescenza. In più della metà dei casi, inoltre, lo stato di importazione non è noto, un segnale delle difficoltà di tracciamento.
Per quanto riguarda le fasce d’età, l’incidenza segue la tipica distribuzione “a doppio picco”. I bambini sotto i cinque anni rappresentano il 37,3% delle infezioni, mentre una quota quasi identica (37,8%) riguarda adolescenti e adulti dai 15 anni in su. I tassi di notifica più elevati si registrano nei neonati sotto l’anno di vita -oltre 185 casi per milione- e nei bimbi tra 1 e 4 anni, che superano i 94 casi per milione. Una criticità ben nota: i più piccoli sono quelli che rischiano di più e che, non potendo essere ancora vaccinati o essendo vicini alla prima dose, dipendono interamente dall’immunità di gregge.
Proprio la scarsa copertura vaccinale resta il nodo irrisolto. Oltre tre quarti dei casi con stato vaccinale noto riguardano persone non immunizzate. Tra i bambini di 1-4 anni, il 70% dei contagiati non aveva ricevuto nemmeno la prima dose. Le stime Oms-Unicef indicano che solo quattro paesi europei superano la soglia raccomandata del 95% per entrambe le dosi: tutti gli altri, Italia inclusa, restano ben sotto l’obiettivo.
L’Ecdc lo afferma chiaramente: senza un recupero strutturale della vaccinazione infantile e senza campagne mirate per colmare i gap immunitari negli adulti, l’eliminazione del morbillo rimarrà lontana. Per l’Italia, che torna a essere tra i Paesi più colpiti, questa evidenza è un invito a intervenire con decisione.








