Non sottovalutare la Xerostomia: il ruolo del farmacista
La Bocca secca (xerostomia) è un disturbo largamente diffuso, ma ancora poco riconosciuto e spesso sottovalutato. Tant’è vero che solo 1 paziente su 3 riporta in autonomia il problema e soltanto il 3% degli igienisti dentali ritiene soddisfacenti le risorse informative disponibili. Così emerge da un’indagine realizzata da Tartaro Online -magazine e community dedicati agli igienisti dentali per conto di Curasept- a cui hanno partecipato oltre 650 professionisti. Emerge, infatti, che l’85% degli igienisti dentali dichiara di incontrare pazienti con sintomi di xerostomia (per il 33% anche grave), ma solamente uno su 3 riferisce spontaneamente il problema.
La secchezza del cavo orale non viene percepita come una condizione clinica, ma semplicemente come un fastidio da gestire, da affrontare con soluzioni temporanee ed inefficaci, magari bevendo un po’ di più
Le cause della xerostomia sono legate principalmente all’età avanzata e all’assunzione di farmaci che riducono la secrezione salivare a meno del 50%, soglia oltre la quale è percepita la sensazione della bocca asciutta. I farmaci ad azione xerogenica sono circa 500, anche tra quelli più comunemente usati, come antinfiammatori, antistaminici, ansiolitici, antidepressivi, antipertensivi, analgesici, antinfiammatori non steroidei, diuretici e beta-bloccanti, ai quali si aggiungono le terapie oncologiche.
La necessità di avere una maggiore conoscenza del problema emerge anche tra gli stessi operatori del dentale: una migliore informazione dei pazienti -affermano- può migliorare la qualità di vita del paziente (58%) e prevenire danni al cavo orale (28%). Risulta poi che più della metà dei professionisti (56%) esegue la diagnosi mediante l’osservazione clinica, valutando elementi come l’aspetto della mucosa e la viscosità della saliva, mentre il 6% utilizza strumenti diagnostici specifici, come il test di flusso salivare. E poi, quando si riscontra un problema di bocca secca, l’indicazione terapeutica prevalente per il 65% dei professionisti è l’utilizzo di prodotti specifici (collutori, gel, spray, integratori, ecc), indipendentemente dalla gravità del disturbo.
La ridotta produzione o mancanza di saliva, invece, se non viene ben trattata può causare disturbi all’organismo e incidere significativamente sulla qualità di vita. La saliva gioca, infatti, un ruolo importante nell’ottica della salute generale: favorendo la masticazione e la deglutizione, aiuta la digestione degli amidi e dei carboidrati, permette di percepire i sapori e contrasta l’acidità, che danneggia denti ed esofago. La sua carenza aumenta il rischio di carie, oltre a demineralizzazione dello smalto e alitosi. Inoltre, in assenza della barriera protettiva della saliva, i batteri introdotti nella bocca potranno aderire molto più facilmente ai denti.
Diventa allora utile consigliare prodotti adeguati, capaci di fornire sostanze idratanti arricchite da elementi già presenti nella naturale composizione della saliva e da agenti antiplacca capaci di proteggere il cavo orale, riducendo il rischio di carie e stimolando l’idratazione delle mucose orali. Collutori, spray e compresse sono suggeriti in caso di sintomi lievi e moderati per stimolare la salivazione residua, mentre l’applicazione di gel va consigliata in presenza di sintomatologia più grave, per alleviare bruciore e irritazione delle mucose. Va anche consigliato un dentifricio adatto, sia per offrire sollievo dal disturbo, sia per ridurre il rischio di carie e contrastare la demineralizzazione.








