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Obesità e sovrappeso: il divario tra consapevolezza e percezione

4 Marzo 2026
Attualità

L’obesità non è più soltanto una condizione estetica, ma una patologia cronica riconosciuta dalla legge italiana. Eppure, quando si passa dalla teoria alla percezione personale, emerge un divario sorprendente. Lo evidenzia la nuova indagine AstraRicerche condotta per il Gruppo Edulcoranti di Unione Italiana Food: quasi il 9% degli italiani risulta clinicamente obeso, ma solamente il 2,7% si definisce tale. Ecco un dato che racconta, con forza, quanto la consapevolezza generale non coincida necessariamente con la capacità di riconoscere il proprio stato di salute.

Il problema riguarda soprattutto uomini della Gen X e Baby Boomers, tra i quali l’auto-sottostima del peso è particolarmente diffusa. Al contrario, le donne tendono più facilmente a sovrastimarlo. Questa “illusione dello specchio” non è un semplice errore percettivo: rappresenta un ostacolo concreto a percorsi di prevenzione e miglioramento dello stile di vita.

Paradossalmente, però, proprio mentre la percezione personale risulta distorta, la consapevolezza sulle cause dell’obesità è invece molto alta. Gli italiani dimostrano di riconoscere la natura multifattoriale della patologia: sedentarietà, alimentazione ipercalorica, eccesso di zuccheri e grassi, fattori ormonali, stress e predisposizione genetica sono indicati con precisione. Anche le strategie di contrasto sono ben note: mangiare in modo equilibrato, muoversi di più, praticare attività fisica regolare.

In questo scenario si inserisce anche l’uso degli edulcoranti, percepiti come strumenti funzionali per ridurre zuccheri e apporto calorico e per sostenere il controllo glicemico. Il 59,2% degli intervistati li considera utili per diminuire le calorie, il 51,8% per seguire le linee guida relative alla riduzione degli zuccheri. L’utilizzo è diffuso trasversalmente, con preferenze che variano per età e genere: la stevia è la più scelta, seguita da aspartame ed eritritolo, quest’ultimo particolarmente apprezzato dai più giovani.

Il ruolo del farmacista educatore sanitario

Proprio il farmacista, spesso primo interlocutore nel quotidiano di molti cittadini, può fare la differenza. Il divario tra consapevolezza generale e auto-percezione rende infatti indispensabile un approccio comunicativo empatico, concreto e non giudicante. Tre sono i punti chiave su cui il farmacista può agire:

  1. Aiutare il paziente a riconoscere la propria condizione – Senza stigmatizzare, ma offrendo strumenti semplici: spiegazione del Bmi, valore del monitoraggio del peso nel tempo, importanza della composizione corporea e della valutazione professionale.
  2. Rafforzare le conoscenze corrette – La popolazione conosce già cause e rimedi dell’obesità: il farmacista può trasformare questa consapevolezza teorica in azione pratica, orientando verso scelte sostenibili nel lungo periodo.
  3. Accompagnare a cambiamenti realistici – Dal suggerire piccoli obiettivi quotidiani alla proposta di alternative alimentari, soprattutto con il rinvio a nutrizionisti o medici quando necessario.

L’obesità, infatti, richiede un approccio multidimensionale, in cui le scelte alimentari e lo stile di vita rivestono un ruolo determinante. Il farmacista, grazie alla sua prossimità e autorevolezza, può diventare un alleato essenziale per aiutare le persone a trasformare la consapevolezza in comportamenti concreti, superando quella distorsione dello specchio che ancora oggi rappresenta uno dei principali ostacoli nella lotta al sovrappeso.