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Obesità infantile, un’emergenza silenziosa che riguarda anche l’Italia

20 Marzo 2026
Attualità

L’obesità infantile non è più un fenomeno circoscritto a specifiche aree del mondo, ma una vera emergenza globale. L’ultimo rapporto Unicef dedicato ai bambini e adolescenti tra 5 e 19 anni delinea un quadro che richiede attenzione immediata

188 milioni di minori vivono oggi con obesità, circa uno su dieci, mentre 391 milioni – uno su cinque – sono in sovrappeso. Per la prima volta, l’obesità supera il sottopeso a livello mondiale, segnando un cambiamento epocale nella mappa della malnutrizione

Se fino a vent’anni fa la preoccupazione principale era l’insufficienza nutrizionale, oggi il problema si è spostato sull’eccesso: dal 2000 la prevalenza dell’obesità infantile è triplicata, passando dal 3% al 9,4%. Parallelamente, il sottopeso è sceso al 9,2%, definendo un vero “sorpasso epidemiologico”. A eccezione dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale, il fenomeno coinvolge Paesi ad alto, medio e basso reddito, moltiplicando le implicazioni sanitarie e sociali.

La situazione italiana: meno sovrappeso, ma l’obesità non arretra

In questo scenario complesso, l’Italia presenta luci e ombre. I dati Unicef mostrano che la quota di bambini e adolescenti in sovrappeso è in lieve calo, dal 32% del 2000 al 27% nel 2022. Un segnale incoraggiante, che riflette una maggiore consapevolezza delle famiglie e probabilmente un miglioramento delle politiche di prevenzione.

A preoccupare, però, è la stabilità dell’obesità infantile: resta ferma attorno al 10%, senza variazioni significative negli ultimi vent’anni. Questo dato conferma che la componente più severa dell’eccesso ponderale è la più difficile da ridurre e che servono interventi più incisivi e strutturali.

Un ruolo preventivo fondamentale, ricorda UNICEF, è quello dell’allattamento al seno, riconosciuto come fattore protettivo contro il rischio di obesità. Promuoverlo e sostenerlo resta un obiettivo prioritario già nei primi mesi di vita.

Cibi ultra-processati e ambienti obesogeni: cosa sta accadendo

La crescita globale dell’obesità infantile è legata soprattutto alla trasformazione degli ambienti alimentari. Gli alimenti ultra-processati – ricchi di zuccheri, grassi saturi, sale e additivi – sono sempre più economici e accessibili. Confezionati, immediati, fortemente pubblicizzati, rappresentano una parte crescente della dieta quotidiana dei giovani.

Il marketing digitale amplifica il problema: attraverso social network, video brevi, piattaforme di gaming e streaming, le aziende raggiungono i bambini in modo diretto e costante. Ne derivano scelte alimentari poco consapevoli e un’esposizione precoce a prodotti ad alta densità calorica.

A tutto questo si aggiunge la riduzione dell’attività fisica e l’aumento del tempo davanti agli schermi, che in molte aree urbane hanno sostituito il gioco libero all’aria aperta.

Conseguenze cliniche e psicologiche: l’urgenza dell’intervento

L’obesità infantile è una condizione che non influisce solo sul presente, ma determina il futuro stato di salute. Il rischio di sviluppare precocemente insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari è significativamente più alto nei bambini con obesità. A questi aspetti si sommano le possibili conseguenze psicologiche: stigmatizzazione, isolamento, riduzione dell’autostima, elementi che possono alterare il benessere emotivo e sociale.

Gli studi indicano che, senza una strategia di prevenzione efficace, gran parte dei bambini con obesità tenderà a restarlo anche da adulti, aumentando il carico sanitario dei prossimi decenni.

Il ruolo dei farmacisti e l’importanza delle politiche pubbliche

Di fronte a un fenomeno multifattoriale, la responsabilità non può ricadere solo sulle famiglie. Servono politiche che facilitino scelte alimentari sane, regolamentino la pubblicità rivolta ai minori e migliorino l’educazione nutrizionale nelle scuole.

In questo contesto, i farmacisti hanno un ruolo strategico: possono intercettare precocemente situazioni di rischio, promuovere buone abitudini e orientare le famiglie verso percorsi di prevenzione. Offrire informazioni chiare su alimentazione, peso, attività fisica e stili di vita rappresenta un contributo determinante per la salute dei più piccoli.