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Politecnico di Milano: a che punto è la digitalizzazione in sanità

15 Giugno 2023
Attualità

Una ricerca dell’Osservatorio Sanità digitale della School of management del Politecnico di Milano ha studiato il cammino della digitalizzazione in Italia, puntando l’attenzione sui suoi sviluppi nel sistema sanitario nazionale.

Prosegue costante il cammino della digitalizzazione del sistema sanitario italiano, che registra un aumento del consenso sia alle app per la salute (ormai utilizzate dal 38% dei pazienti cronici), e ai dispositivi indossabili per monitorare i parametri clinici (29%), sia alla realtà virtuale (manifestata dal 49% dei pazienti). Tanto interesse trova riscontro anche negli investimenti in sanità digitale, che in Italia nel 2022 hanno raggiunto 1,8 miliardi di euro (+7% rispetto al 2021), con intenzioni di spesa soprattutto verso la cybersecurity (lo dichiara il 58% delle aziende sanitarie), la cartella clinica elettronica (54%) e l’integrazione con sistemi regionali e nazionali (51%).

A questi dati positivi fa un po’ da contraltare la scarsa diffusione del Fascicolo sanitario elettronico, utilizzato nel 2023 dal 35% degli italiani, con un incremento purtroppo modesto rispetto al 33% rilevato nel 2022. Inoltre, un utilizzatore su due (53%) dichiara di avervi fatto ricorso per usi legati al Covid (green pass e vaccini), rivelando così una scarsa percezione dei suoi reali servizi. Come dire che la Mission 6 del Pnrr, che doveva imprimere un grande slancio, sta invece segnando il passo, rivelando che la sfida allo sviluppo della sanità digitale trova ancora ostacoli. È quanto emerge dall’Osservatorio Sanità digitale della School of management del Politecnico di Milano, che ogni anno segue l’andamento della digitalizzazione sanitaria. Ma vediamo, in particolare, l’andamento delle voci più indicative dell’evoluzione digitale in Italia.

 

  • • Piattaforme di comunicazione interprofessionali – Sono considerate sempre più un’alternativa valida dal 38% dei medici di medicina generale, dal 33% dagli specialisti e dal 40% dagli infermieri. Inoltre, la maggior parte dei medici dichiara di utilizzare e-mail e WhatsApp per comunicare con i propri pazienti e oltre il 60% dei professionisti sanitari considera le piattaforme di comunicazione sanitarie tra gli strumenti di maggior interesse per il futuro. Poter gestire su un unico strumento più funzionalità utili è tra gli aspetti più apprezzati, insieme alla possibilità di poter poi separare i canali di comunicazione personali da quelli professionali, evitando così usi inappropriati.

 

  • • Telemedicina – Il 41% dei medici di medicina generale e il 39% degli specialisti afferma di aver utilizzato servizi di televisita e rispettivamente il 39% e il 30% di aver fatto ricorso al telemonitoraggio. Sono dati che registrano un trend in costante incremento, anche se dimostrano che ancora non sono state colte appieno le potenzialità di questi strumenti. Lo sviluppo di piattaforme di telemedicina a livello regionale e nazionale, peraltro previste dal Pnrr, dovrebbe consentire di sviluppare ulteriormente tali servizi. A tal fine è auspicabile una strategia organica, che tenga conto delle variabili tecnologiche e organizzative, per giungere a un’effettiva integrazione della telemedicina nei processi di cura e assistenza.

 

  • • Fascicolo sanitario elettronico – Abbiamo visto che il 35% degli italiani lo ha utilizzato nel 2023, anche se il 53% di questi dichiara di averlo fatto per funzionalità legate al Covid. Venuta meno questa emergenza, c’è ora il rischio di un suo ridotto utilizzo, e quindi è necessario alimentare il Fse di documenti e arricchirlo di servizi utili, in modo da rendere sempre più evidenti al cittadino i benefici derivanti dal suo uso. Maggiori sono però i dati di utilizzo dichiarati dai pazienti: quest’anno il 57% afferma di averlo usato (contro il 54% del 2022), soprattutto per accedere ai referti e alle ricette elettroniche, mentre tra i servizi più interessanti per il futuro ci sono l’andamento dei propri parametri clinici (67%) e le informazioni specifiche sulla propria patologia (65%).

 

  • • Cartella clinica elettronica – Il suo sviluppo è una priorità per le strutture sanitarie (lo afferma il 75%), anche se a oggi soltanto il 42% dichiara di averne una attiva in tutti i reparti (nel 23% soltanto parzialmente). Ne consegue che solamente la metà dei medici specialisti utilizza una Cce, soprattutto per l’anamnesi e le informazioni di riepilogo del paziente. La sfida, quindi, è attuare ora i progetti regionali di cartella clinica elettronica, che alcune Regioni hanno in essere grazie ai finanziamenti del Pnrr.

 

  • • L’Intelligenza artificiale – Le applicazioni più diffuse riguardano immagini e segnali per fini diagnostici o di trattamento (29% delle strutture sanitarie), soprattutto da parte dei medici specialistici. In particolare, suscitano interesse i “Chatbot” che emulano la conversazione umana, con preoccupazioni soprattutto dal punto di vista etico e legale. Ma, a oggi, soltanto un medico su 10 dichiara di aver usato Chatbot basati su Ai per cercare riferimenti scientifici su determinate patologie e meno di 2 clinici su 10 dichiarano di temere che l’Ai possa sostituire, anche in parte, il loro lavoro. Preoccupazioni, caso mai, riguardano l’uso inappropriato di tali strumenti da parte dei pazienti, a supporto o confronto con le decisioni del medico.