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I molti problemi evidenziati dal “Rapporto sulla salute” di Cittadinanzattiva

24 Ottobre 2024
Attualità

Sono le difficoltà d’accesso alle cure sanitarie, insieme alle lunghe liste d’attesa, i principali punti dolenti indicati dai cittadini a Cittadinanzattiva, ed evidenziati nel suo recente “Rapporto sulla salute”. Su 24.043 segnalazioni del 2023 (+9.971 rispetto all’anno precedente), quasi una su tre (32,4%) fa proprio riferimento al mancato accesso alle prestazioni. In particolare, sono le liste d’attesa bloccate a determinare il principale malcontento (31,1%), seguite dalle lunghe attese o difficoltà a contattare il Cup (20%), mentre il 14,2% si sofferma sulle cure primarie (con un aumento del +5,1% rispetto al 2022), evidenziando le difficoltà incontrate nel rapporto con i medici di medicina generale. Seguono poi le difficoltà relative ai Pronto soccorso, ai ricoveri e alle dimissioni ospedaliera, indicate dal 13,3% delle segnalazioni (-2,5% rispetto al 2022). 

Difficoltà d’accesso alle cure sanitarie e lunghe liste d’attesa sono i principali punti dolenti evidenziati nel recente “Rapporto sulla salute” di Cittadinanzattiva. 

È l’accesso ai servizi, quindi, la piaga della sanità pubblica, cioè “la percezione di trovare chiusa la porta a causa delle difficoltà connesse alla desertificazione dei servizi, alla debolezza delle cure primarie, alla situazione dei Pronto soccorso, alle lunghe liste d’attesa” dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Problemi che impediscono di cogliere le aree di miglioramento e di innovazione o di assumere un atteggiamento fiducioso nelle riforme in corso”. Così nel 2023 il 7,6% dei cittadini ha rinunciato alle cure e il 4,5% lo fa per le lunghe liste d’attesa (era il 2,8% nel 2022). E questo “incremento alla rinuncia” si concentra soprattutto al Centro (dal 7% all’8,8%) e al Sud (dal 6,2% al 7,35), mentre il Nord con il 7,1% mantiene lo stesso livello dell’anno precedente. 

Cure primarie e assistenza territoriale

Abbiamo visto che il 14,2% delle 24.043 segnalazioni a Cittadinanzattiva riguarda le cure primarie e l’assistenza territoriale. Sono la dimostrazione delle difficoltà incontrate con il proprio medico di famiglia o pediatra di libera scelta (47,1%), a causa dello scarso tempo a disposizione o di un deficit nelle informazioni fornite.  Molti accusano di non ricevere un appuntamento in tempi congrui, o lamenta visite troppo brevi, nelle quali non si riesce a riferire al medico tutti i propri problemi. E così molti lamentano che l’assistenza sanitaria di prossimità più che “prossima” sembra essere sempre più “distante” dalle loro esigenze. Per non parlare poi dell’assistenza ospedaliera: molti cittadini (il 5,8% della popolazione, pari a oltre 3 milioni di abitanti) in alcune aree del Paese non riescono a raggiungere un servizio di emergenza entro 30 minuti. La situazione più critica riguarda le aree interne della Basilicata (32,5%), seguite dalla Provincia di Bolzano (9,16%) e dalla Sardegna (8,44%). 

Anche l’attività di prevenzione presenta punti negativi: l’8,6% delle 24.043 segnalazioni a Cittadinanzattiva evidenzia mancanti o incomplete informazioni sulle vaccinazioni anti Covid-19 (35,5%), le difficoltà a prenotare o disorganizzazione nelle vaccinazioni ordinarie (33,1%), i problemi per accedere agli screening oncologia (31,4%). In generale emerge la questione relativa alla scarsa adesione ai programmi di screening, sia per la bassa percentuale degli inviti da parte delle Asl, sia della successiva adesione agli stessi. Soprattutto persiste una netta differenza tra il Nord e il Sud del Paese, come dimostra l’adesione allo screening mammografico. Le Regioni con maggior adesione sono la Provincia di Trento (78,8%), il Veneto (76,7%) e la Basilicata (72,8%), mentre quelle con minor adesione sono la Calabria (16,4), il Molise (32,8%) e la Campania (33,6%). 

Vaccinazioni in farmacia

Il rapporto riporta anche i dati sulle vaccinazioni effettuate nelle farmacie. Nell’ambito del VI Rapporto sulle Farmacie di Cittadinanzattiva risulta che nel 40,1% delle farmacie coinvolte è stata effettuata la vaccinazione anti Covid-19 e nel 46,1% dei casi la vaccinazione antinfluenzale. A fronte di questo impegno da parte delle farmacie, però, rimane ancora all’oscuro e così la percentuale di fruitori va dal 12,8% per quanto riguarda l’antinfluenzale, al 16% per la vaccinazione anti Covid-19 ricevuta in farmacia. La prossima sfida sarà sicuramente un maggior coinvolgimento delle farmacie nelle cosiddette vaccinazioni routinarie. Peraltro, più della metà dei farmacisti (dal 54,5% al 58,1%) si è dichiarata favorevole all’introduzione in farmacia della vaccinazione contro Herpes zoster, Papilloma virus (Hpv) e Pneumococco, così come il 70% circa dei cittadini ha dichiarato che vedrebbe molto bene il coinvolgimento delle farmacie in queste tre vaccinazioni.