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Quali problemi nasconde il calo delle ricette

20 Ottobre 2020
Attualità

Il calo delle ricette che si sta registrando in questo autunno ha un aspetto non meno grave e pericoloso dell’incremento dei casi positivi da Covid-19: mancate visite e diminuzione delle cure necessarie per pazienti con problematiche importanti non Covid.

Dietro il calo delle ricette registrato in questi mesi vi sono mancati mancati controlli medici e riduzione delle terapie farmacologiche nei pazienti cronici e nei malati più fragili, con patologie serie diverse da Covid-19.

Si assiste infatti al fenomeno di mancati controlli medici e riduzione delle terapie farmacologiche nei pazienti cronici e nei malati più fragili, colpiti da altre patologie insidiose, diverse dalla Covid, sia per la paura di frequentare i luoghi di cura, sia per il loro non facile accesso durante la pandemia.

Lo testimonia il diminuito numero delle prescrizioni mediche e, conseguentemente, delle confezioni di farmaci etici spediti dalle farmacie (i volumi sono diminuiti del 4%). Anche i disagi imposti dalla distribuzione diretta ospedaliera, per esempio, limitano l’accesso alle terapie (sul tema. vedi, per esempio qui), situazione peraltro aggravata dal fatto che, con l’emergenza pandemia, si dà priorità ai malati di Covid-19, a scapito di quanti sono colpiti da altre patologie, non meno gravi e dalle cure non certo differibili.

Succede così che le terapie farmacologiche si sarebbero -secondo gli esperti- bruscamente ridotte nel 40% nei malati cronici, percentuale che salirebbe addirittura all’85% nei pazienti di prima diagnosi.

Dal più recente report dell’Osservatorio dell’Istituto superiore di sanità risulta poi che il 57% dei malati over 64 anni non è stato contattato dal proprio medico nell’ultimo mese. Ospedali ingolfati e ambulatori chiusi stanno, quindi, formando una pericolosa barriera per i pazienti no-Covid, provocando a loro il consistente pericolo di una mancata assistenza.

Si va meno in ospedale, nell’ambulatorio dello specialista e del medico di medicina generale e, di conseguenza, anche in farmacia, e questi limitati accessi causano riduzione, se non addirittura interruzione, delle cure.

Risulta, infatti, assai diminuito il ricorso non soltanto alle terapie croniche, ma anche a quelle legate a eventi cardiovascolari, artrite reumatoide, fratture ossee e così via, e una prova evidente viene dalla contrazione della spesa pubblica per i farmaci di prescrizione.

Si va meno in ospedale, nell’ambulatorio dello specialista e del medico di medicina generale e, di conseguenza, anche in farmacia, e così questi limitati accessi causano riduzione, se non addirittura interruzione, delle cure. Questo è il dato importante che sta dietro il calo delle ricette.

Va bene dare priorità alle necessità più urgenti, ma l’attuale emergenza sta aggravando la situazione per un elevato numero di pazienti che si trovano nella difficoltà di reperire farmaci per loro essenziali.

Facilitare l’accesso al farmaco per i pazienti più fragili

Il Governo ha cercato di intervenire, vuoi rendendo accessibili alla distribuzione per conto molti farmaci prima obbligati alla diretta, vuoi consentendo la movimentazione delle ricette con il Nre, vuoi snellendo le procedure burocratiche per l’accesso a molte terapie. Primi utili tentativi, ma ora è necessario un maggiore impegno per semplificare l’accesso al farmaco soprattutto per i pazienti fragili. Perché, se colpisce molto il resoconto quotidiano dei morti da Covid-19, non va neppure sottaciuto quello ben più impressionante dei morti per infarto, tumore, Bpco e così via.

Un migliore utilizzo della farmacia nell’assistenza territoriale

Insomma, l’emergenza Coronavirus non deve far passare in secondo piano problemi sanitari purtroppo non meno gravi, consolidati e devastanti. Anzi, l’esperienza di questa pandemia, oltre a garantire grandi e inattesi finanziamenti a una Sanità negli ultimi anni depauperata di risorse, bisogna diventi preziosa occasione per rimeditare sull’impegno del Servizio sanitario nell’affrontare sia la cronicità, sia la presa in carico del malato, sia l’assistenza terapeutica e -perché no? potrebbe essere la volta buona- soprattutto per favorire un migliore utilizzo della farmacia nell’assistenza territoriale.