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Sanità: da “dr. Google” a “dr. IA”

26 Giugno 2026
Attualità

L’intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità degli italiani e, sempre più, anche nel percorso di cura. A fotografare questo passaggio è la ricerca “L’uso dell’IA in ambito sanitario”, realizzata su un campione rappresentativo di 1.015 cittadini da Havas Csa e presentata in occasione degli Healthcare & Pharma Talk organizzati da Rcs Academy. Ne emerge un quadro di adozione diffusa, ma ancora privo di una guida strutturata, con implicazioni dirette per medici e farmacisti

Il dato più evidente è la pervasività dello strumento: l’88% degli intervistati ha già utilizzato l’IA almeno una volta e oltre la metà (51%) lo fa con regolarità. Tuttavia, a questa diffusione non corrisponde un adeguato livello di competenze: il 73% dichiara di non aver mai ricevuto formazione specifica e solo il 12% si considera realmente competente. In questo contesto, ChatGpt e Gemini dominano tra gli strumenti più utilizzati (rispettivamente 70% e 68%).

Nel comparto salute, l’adozione è ancora limitata, ma in crescita. Solo il 23% degli italiani utilizza l’IA per temi di salute e benessere, ma tra i giovani (18-34 anni) la quota sale al 39% quando si tratta di cercare informazioni su farmaci e terapie. Si delinea così un chiaro divario generazionale, che anticipa scenari futuri in cui il ricorso all’IA diventerà sempre più strutturale anche nella gestione terapeutica.

Entrando nel dettaglio, il 31% degli intervistati ha già usato l’IA per informarsi su farmaci, con un forte orientamento alla sicurezza: il 53% cerca informazioni sugli effetti collaterali, il 43% sui dosaggi corretti e il 38% sul meccanismo d’azione. Parallelamente, l’Intelligenza artificiale viene sempre più utilizzata come supporto interpretativo: il 57% la impiega per analizzare i sintomi, il 51% per comprendere referti e il 50% per ipotizzare diagnosi.

Questi dati evidenziano come l’IA stia progressivamente colmando un bisogno informativo non sempre soddisfatto dai canali tradizionali. Tuttavia, restano chiari i limiti percepiti: decisioni critiche come modificare dosaggi (45%), scegliere una terapia (44%) o formulare diagnosi (40%) sono ancora considerate inappropriate per uno strumento automatico.

Per i professionisti sanitari, e in particolare per i farmacisti, questo scenario rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Da un lato, cresce il rischio di una disintermediazione informativa: i pazienti arrivano in farmacia già “pre-informati”, talvolta con interpretazioni non corrette o incomplete. Dall’altro lato, si rafforza il ruolo del farmacista come mediatore competente tra informazione digitale e pratica clinica.

Non a caso, nella classifica delle fonti più affidabili in ambito salute, l’IA si colloca solo al sesto posto, preceduta da medico specialista, medico di base, farmacista e fonti istituzionali. Pur essendo percepita come uno strumento utile per reperire rapidamente informazioni (44%) e interpretare contenuti complessi (39%), resta distante dalla fiducia accordata ai professionisti.

Proprio questa fiducia “intermedia” apre uno spazio di intervento per il sistema salute. Il 54% degli intervistati chiede, infatti, campagne informative per un uso consapevole dell’IA, individuando come principali garanti istituzioni sanitarie, medici e attori della comunicazione farmaceutica. Un’indicazione chiara: l’innovazione tecnologica ha bisogno di essere accompagnata da una regia professionale.

Per la farmacia territoriale, ciò si traduce in un riposizionamento strategico. Non soltanto luogo di dispensazione, ma presidio di educazione sanitaria, capace di integrare le nuove abitudini digitali dei cittadini con un’informazione corretta e validata. In un contesto in cui l’IA diventa un nuovo “interlocutore” del paziente, il valore aggiunto del farmacista si gioca sempre più sulla capacità di interpretare, verificare e contestualizzare le informazioni.

La transizione da “Dr. Google” a “Dr. IA” è dunque già in atto. Ma, come evidenzia la ricerca, si tratta di una rivoluzione ancora incompleta, che richiede competenze, responsabilità e collaborazione tra tecnologia e professionisti. In questo equilibrio, il ruolo del farmacista è destinato a diventare ancora più centrale.