Sondaggio Sunifar: così i rurali effettuano i servizi
Le farmacie rurali hanno un debito di riconoscenza verso le Istituzioni, che hanno creduto nelle sue potenzialità di servizio, al quale hanno però risposto in modo compatto e determinato. Così risulta dal sondaggio interno effettuato dal Sunifar e presentato a PharmEvoluzion 2026, nell’ambito del convegno su “Il valore della prossimità”, tenutosi a Catania nell’ambito di PharmEvolution 2026.
I dati ottenuti dagli 872 rispondenti testimoniano non soltanto l’alta adesione dei farmacisti rurali ai servizi, ben oltre alle aspettative (92%), ma anche la disponibilità a investire (una farmacia su due), indipendentemente dai fondi stanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (ha interessato il 48% dei rispondenti).
Il fatto che il 52% si sia attrezzata indipendentemente dal Pnrr dimostra una generale condivisione al progetto strategico, tant’è vero che solamente l’8%, pari a 72 farmacie su 872, dichiara di non offrire al momento servizi (tab. n. 1).

Peraltro, le motivazioni addotte per giustificare questa mancata apertura all’innovazione (tab. n. 2) non rientrano nella mancata adesione al progetto, ma riguardano soprattutto problemi di logistica (spazi insufficienti 59,7%), o di carenza del personale (19,4%). Già questi primi dati consentono ampi spunti di riflessione, non soltanto sull’impegno e determinazione dei farmacisti rurali ad aggiornarsi e aprirsi alla Farmacia dei servizi, ma anche sulle prospettive di questa rete, indispensabile presidio sanitario nelle aree più disagiate del Paese.

La stessa indicazione sulla dimensione dell’area servizi rappresenta una fotografia delle difficoltà che la farmacia rurale spesso si trova ad affrontare (Tab. n. 3). Solamente l’8,6% può disporre di oltre 20 mq. di aree dedicate, ma la maggioranza (53,8%) può contare solamente su 10 mq. Molte piccole farmacie, infatti, non hanno spazi sufficienti e, quindi, dovrebbero ricorrere a locali esterni, ovviamente avendone la possibilità, e anche l’indisponibilità di personale adeguato testimonia la complessità dei problemi organizzativi. Ma questo evidentemente non limita la determinazione a offrire ai residenti, spesso ormai pazienti anziani e fragili, servizi di utilità sanitaria.

Ma di quale tipologia di servizi si parla? Innanzitutto, Ecg (81%), holter cardiaco (80%) e monitoraggio pressorio (78%) confermano il consolidamento della telemedicina cardiovascolare, seguiti dai servizi di analisi del sangue capillare (75%) e delle urine (26,8%). Merita di essere sottolineata poi la partecipazione delle farmacie rurali alla somministrazione dei vaccini (43,5%), come pure interessante, perché testimonia l’interesse per i servizi cognitivi, è il dato sul monitoraggio dell’aderenza alle terapie farmacologiche (26,9%) e sulla spirometria (20,4%).
Sono tutti servizi importanti, che permettono al paziente di usufruire di essenziali prestazioni sanitarie, diversamente disponibili solamente affrontando distanze e disagi. Certo, al momento risultano limitati al 10% i servizi di televisita, mentre va dal 4 al 9% circa la disponibilità di infermieri, fisioterapisti e psicologi, ma si tratta di proposte di recente introduzione, che peraltro stanno man mano lievitando. (tab. n. 4).

“Le istituzioni hanno investito nella farmacia rurale, ma anche noi abbiamo adeguatamente risposto” precisa il presidente del Sunifar, Gianni Petrosillo. “La rete dei rurali, infatti, si è organizzata, non solo partecipando attivamente ai finanziamenti offerti dal Pnrr, ma anche investendo direttamente in attività concrete. Lo testimoniano ampiamente le risposte al sondaggio interno che abbiamo proposto, non soltanto per offrire una fotografia della nostra partecipazione alla Farmacia dei servizi, ma soprattutto per dimostrare la nostra disponibilità a venire incontro alle problematiche sanitarie della popolazione”.










