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Sordità negli over 65: un’emergenza sociale oltre che sanitaria

13 Marzo 2026
Attualità

In Italia la perdita dell’udito legata all’età sta diventando una vera emergenza sanitaria e sociale. A lanciare l’allarme è l’Istituto nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (Inapp), che in uno studio pubblicato su “Acta Otorhinolaryngologica Italica” evidenzia criticità importanti nell’accesso ai test audiometrici e nei servizi dedicati agli anziani con presbiacusia. Il dato più preoccupante riguarda i quasi 5 milioni di over 65, che oggi vivono con un rischio concreto di deficit uditivi non diagnosticati.

Con l’allungarsi della vita media, la presbiacusia sta assumendo dimensioni crescenti: in Europa ne soffre il 30% degli uomini e il 20% delle donne già a 70 anni, percentuali che salgono rispettivamente al 55% e al 45% negli ultraottantenni.

Un problema che non riguarda soltanto la qualità della vita. “La sordità favorisce l’isolamento sociale e aumenta il rischio di declino cognitivo”, sottolinea lo studio coordinato da Luciano Bubbico e Luca Cegolon. Un peggioramento della soglia uditiva di soli 10 dB HL, ricordano i ricercatori, è associato a un incremento del 16% del rischio di demenza.

Nonostante l’impatto clinico e sociale, il Servizio sanitario nazionale fatica a intercettare la domanda crescente. I test audiometrici -fondamentali per una diagnosi precoce- vengono erogati in modo eterogeneo sul territorio: nel Nord-Est si registrano 1.816 test tonali ogni 100mila abitanti, mentre le audiometrie vocali risultano più frequenti nel Nord-Ovest, con 669 esami ogni 100mila residenti. La disponibilità di personale specializzato rimane insufficiente: in Italia operano appena 2,16 audiologi e 1,82 tecnici di audiologia ogni 100mila abitanti, numeri che rendono difficile rispondere in tempi adeguati alle esigenze diagnostiche della popolazione anziana. Il quadro si complica ulteriormente quando la sordità si associa ad altri deficit sensoriali: lo 0,6% degli over 65 presenta anche disturbi visivi, e il 61% delle persone con sordità e cecità ha più di 65 anni. A ciò si aggiunge un dato sociale significativo: oltre un quarto degli anziani con queste disabilità vive da solo, aumentando vulnerabilità e rischio di isolamento.

Secondo Natale Forlani, presidente dell’Inapp, la scarsità di esami nel pubblico sta spingendo molti pazienti verso il settore privato, con costi spesso insostenibili. Da qui l’appello a potenziare lo screening uditivo: «Serve rendere obbligatori test gratuiti all’interno dei check-up della terza età, semplificare l’accesso alle protesi e ai contributi Inps e avviare campagne di sensibilizzazione per superare lo stigma legato agli apparecchi acustici». In questo scenario, il ruolo del farmacista, educatore sanitario, diventa sempre più centrale: dalla prima intercettazione dei sintomi alla sensibilizzazione sui percorsi diagnostici, fino al supporto nella gestione quotidiana delle protesi. Un punto di ascolto -è il caso di dirlo- utile per contribuire a ridurre le barriere che ancora oggi impediscono a molti anziani di prendersi cura del proprio udito.