Torna a tutti gli articoli

Spesa farmaceutica: convenzionata sotto controllo, sfonda la diretta

30 Giugno 2026
Attualità

La fotografia definitiva della spesa farmaceutica italiana nel 2025 conferma quanto già emerso dai monitoraggi mensili dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa): la farmaceutica convenzionata continua a mantenersi al di sotto dei limiti programmati, mentre la spesa per gli acquisti diretti da parte delle strutture pubbliche registra ancora un consistente sforamento, alimentando il meccanismo del payback a carico delle aziende.

Secondo il monitoraggio Aifa relativo al periodo gennaio-dicembre 2025, la spesa farmaceutica pubblica complessiva -comprensiva di convenzionata, acquisti diretti e ossigeno- ha raggiunto i 24 miliardi e 937 milioni di euro, con un incremento del 5,4% rispetto al 2024. L’incidenza sul Fondo sanitario nazionale si attesta al 18,42%, un dato che conferma la crescita della spesa, pur con una dinamica leggermente meno accentuata rispetto a quella registrata nei precedenti monitoraggi infra-annuali

Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda però il diverso andamento dei due principali comparti della farmaceutica pubblica. Da un lato la convenzionata conferma il proprio equilibrio finanziario; dall’altro gli acquisti diretti ospedalieri e della distribuzione diretta continuano a esercitare una forte pressione sui conti del Servizio sanitario nazionale.

Convenzionata: avanzo di oltre 459 milioni

Nel canale delle farmacie territoriali, la spesa pubblica netta ha raggiunto 8 miliardi e 515 milioni di euro, in aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente. Considerando anche il ticket fisso per ricetta, la spesa valida ai fini del tetto si è attestata a 8 miliardi e 745 milioni di euro.

Nonostante la crescita, il comparto continua a rimanere entro i limiti fissati dalla normativa: a fronte del tetto del 6,8% del Fondo sanitario nazionale, la spesa convenzionata si è fermata al 6,46%, generando un avanzo di 459,3 milioni di euro. Si tratta di un risultato che conferma una tendenza consolidata negli ultimi anni e che evidenzia la capacità del settore di mantenere sotto controllo la dinamica della spesa.

Interessante anche il dato sui consumi. Le ricette erogate sono state 575,7 milioni, sostanzialmente stabili rispetto al 2024. Le dosi giornaliere dispensate mostrano, invece, un lieve incremento dello 0,7%, pari a circa 171,5 milioni di dosi in più. Cresce leggermente anche il peso della compartecipazione dei cittadini, con un aumento dell’incidenza del ticket complessivo pari all’1,5%.

Sul piano territoriale, alcune Regioni registrano valori superiori alla media nazionale per incidenza della spesa convenzionata sul Fondo sanitario regionale. Tra queste spiccano Basilicata, Lombardia, Calabria, Puglia, Molise e Abruzzo, che mostrano gli incrementi più significativi rispetto al 2024.

Acquisti diretti: sfondamento da 4,7 miliardi

Ben diversa la situazione della distribuzione diretta: se la convenzionata mantiene i conti in equilibrio, il quadro cambia radicalmente osservando la spesa sostenuta direttamente dalle aziende sanitarie e ospedaliere per l’acquisto di medicinali. La spesa per farmaci di classe A e H acquistati dalle strutture pubbliche, infatti, ha raggiunto i 17 miliardi e 220 milioni di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2024. Pur risultando inferiore all’incremento registrato tra il 2023 e il 2024, quando era stato del 10,5%, il dato continua a testimoniare una forte espansione del comparto.

Ancora più significativo è il risultato della spesa per acquisti diretti comprensiva dei gas medicinali, pari a 16 miliardi e 193 milioni di euro. L’incidenza sul relativo tetto di spesa raggiunge l’11,96%, determinando uno sforamento di 4 miliardi e 702 milioni di euro. La conseguenza è l’attivazione di una manovra di ripiano superiore a 2,3 miliardi di euro, in aumento rispetto ai circa 2 miliardi registrati nel 2024. Un dato che riaccende il dibattito sulla sostenibilità dell’attuale sistema dei tetti di spesa e sulla necessità di un loro adeguamento alla crescente domanda di farmaci innovativi e ad alto costo.

Tra gli elementi che emergono dal monitoraggio figura anche la spesa per i farmaci innovativi. Aifa rileva una riduzione di circa 168 milioni di euro rispetto al 2024, nonostante dal 1° gennaio 2025 l’accesso al Fondo per i farmaci innovativi sia stato esteso anche ai medicinali con innovatività condizionata. Secondo l’Agenzia, l’effetto della misura è stato compensato dalla perdita dello status di innovatività, dopo il 31 dicembre 2024, di alcuni medicinali che negli anni precedenti avevano generato una spesa superiore ai 400 milioni di euro.

Sul versante degli acquisti diretti, le maggiori criticità si registrano soprattutto in alcune realtà regionali. Gli incrementi più marcati dell’incidenza della spesa sul Fondo sanitario regionale si osservano in Sardegna, Liguria, Lazio, Sicilia, Marche, Puglia e Lombardia. In particolare, la Sardegna raggiunge un’incidenza del 14,8%, in crescita di 1,83 punti percentuali rispetto all’anno precedente, risultando la Regione con l’aumento più consistente.

Una spesa a due velocità

Il bilancio finale del 2025 consegna, dunque, l’immagine di una farmaceutica pubblica che continua a viaggiare a due velocità. Da una parte la spesa convenzionata, sostenuta dalla distribuzione attraverso le farmacie territoriali, resta ampiamente entro i limiti programmati e produce un avanzo di quasi mezzo miliardo di euro. Dall’altra, la distribuzione diretta e gli acquisti ospedalieri continuano a superare in misura significativa i tetti previsti, con uno sfondamento superiore a 4,7 miliardi di euro e un conseguente aggravio del sistema dei ripiani.

Una situazione ormai strutturale che conferma come il vero nodo della governance farmaceutica italiana non sia più rappresentato dalla convenzionata, ma dall’evoluzione della spesa per i farmaci ad alta innovazione e per le terapie dispensate direttamente dalle strutture del Servizio sanitario nazionale.