Stada Report: la mancanza di prevenzione minaccia l’Europa
L’85% dei cittadini europei non riceve un’adeguata assistenza sanitaria preventiva e le precarie condizioni economiche impongono rinunce anche in termini di cure. Significativo anche il calo della fiducia nei servizi sanitari nazionali, mentre la farmacia resta un luogo affidabile, da cui si vorrebbero ancora più servizi.
Sono questi i primi dati che saltano all’occhio dallo Stada Health Report 2023, un’ampia indagine a livello europeo promossa dal Gruppo Stada sull’opinione e sul comportamento dei cittadini in merito a temi di salute.
La maggior parte dei cittadini europei non viene sottoposta ad adeguati controlli preventivi ed è costretta dalle condizioni economiche a tagliare la spesa per la salute. In calo la soddisfazione per la sanità pubblica, mentre tiene la fiducia nella farmacia. Sono i principali dati emersi dallo Stada Health Report 2023, indagine compiuta su oltre 32.000 persone in Europa.
Giunto alla quinta edizione internazionale, quest’anno il Report ha analizzato in particolare il ruolo che la prevenzione svolge nella vita delle persone, soprattutto in tempi di crisi, e se e quanto i cittadini effettivamente conoscano le misure preventive necessarie a preservare la propria salute.
La survey si è svolta tra marzo e aprile 2023 e ha coinvolto un campione rappresentativo di circa 32.000 cittadini di 16 Paesi europei (Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Kazakistan, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Spagna, Svizzera e Uzbekistan).
Allarme prevenzione
Il titolo del Report “A lack of prevention is eroding european health” (la mancanza di prevenzione sta minando la salute europea) indica che è proprio la rinuncia alla prevenzione il tema centrale, e più preoccupante, del Report. L’85% degli intervistati non riceve adeguate cure preventive e il 42%, in media, non fa nessun tipo di prevenzione. Il dato non è uniforme: in Polonia e Serbia si arriva al 62%, mentre i più “virtuosi”, con solo il 25% di cittadini che non si sottopongono a screening ed esami di prevenzione, sono tedeschi e uzbeki.
I controlli verso i quali si è più rigorosi riguardano gli appuntamenti con il dentista (il 58%), seguiti dai check-up generali (55%) e dagli esami del sangue (42%). Non vi è alcuna variazione significativa legata all’età; la frequenza aumenta solo leggermente a partire dai 44 anni. Esistono tuttavia differenze tra i sessi: gli uomini europei (53%) hanno meno probabilità di sottoporsi a tutti o almeno ad alcuni controlli preventivi rispetto alle donne (62%). Infatti, solo un uomo su dieci (10%) si sottopone a screening per il cancro ai testicoli, mentre la metà delle donne (50%) accede regolarmente agli esami diagnostici per il cancro al seno. Il 68% si sottopone a visite ginecologiche mentre quasi la metà degli uomini (46%) di età superiore a 55 anni effettua gli screening per la prostata.
A dissuadere i cittadini europei dal sottoporsi a controlli ed esami importanti per la salute o persino salvavita è la mancanza di consapevolezza di poter fare un check-up (32%), la mancanza di risorse economiche (23%) e la convinzione di non averne bisogno (22%). Per un 16% è la mancanza di tempo.
I tagli alla spesa per la salute
L’incertezza economica incombe sulla serenità degli europei in questi anni post pandemia e dominati dalla crisi energetica e dal conflitto in Ucraina: 1 europeo su 2 si dice preoccupato per la propria situazione finanziaria e il 38% si aspetta che la crisi economica abbia un ulteriore impatto sulle proprie finanze, vedendosi, quindi, costretto a ridurre determinate spese, incluse quelle relative alla salute. Per un europeo su tre (34%) la rinuncia riguarda questioni non così importanti, come trattamenti benessere, massaggi o agopuntura, ma per altri le rinunce sono più gravi: il 25% ha ridotto la spesa per attività fisica e cibi freschi e il 15% ha speso meno in farmaci.
In particolare, i tagli più drastici alla spesa per la salute riguardano Repubblica Ceca (71%), Romania (67%) e Serbia (66%). Allo stesso tempo, però, il 42% degli europei non ha ancora dovuto tagliare queste spese, specialmente in Uzbekistan, dove il 57% dichiara di spendere la stessa cifra degli anni scorsi, Olanda (55%), Gran Bretagna (51%), Svizzera (49%) e Germania (48%).
Oggetto dell’indagine è anche la carenza di farmaci che sta caratterizzando quest’epoca storica. Il problema è diffuso in tutto il Continente, ma quanto è ritenuto preoccupante dalla popolazione europea? L’opinione non è omogenea: quasi la metà degli intervistati non vive la situazione come un problema, il 39% la considera critica, mentre c’è un 24% che teme persino di non riuscire ad acquistare le medicine di cui avrà bisogno. Si tratta, però, di una preoccupazione non legata a problematiche già incontrate: solo il 18% si è trovato personalmente nella condizione di non reperire un farmaco di cui aveva bisogno o conosce qualcuno in questa situazione.
Sanità pubblica: fiducia in calo
Il Report conferma il trend negativo per la fiducia da parte dei cittadini europei nei confronti dei sistemi sanitari nazionali. Se nel 2021 il tasso di fiducia era in media del 71%, nel 2022 era già sceso al 64% e oggi siamo al 61%. Il calo, registrato con la risposta alla domanda: “Nel complesso, quanto sei soddisfatto del sistema sanitario pubblico nel tuo Paese?” è generalizzato e riguarda anche l’Italia, dove la soddisfazione è crollata dal 69% del 2021 al 51% del 2023. Spicca anche il dato del Regno Unito (dal 91% al 67%), mentre la situazione migliore si ha in Germania, dove la fiducia è scesa di soli 4 punti percentuali (dall’89% all’85%).
Bene la farmacia
Ma non è tutto nero ciò che emerge dal Report: ci sono anche buone notizie. Nell’ultimo anno, il 73% degli europei si è preso più cura di sé per migliorare attivamente la propria salute, perseguendo una dieta più sana o aumentando il consumo di integratori alimentari, soprattutto vitaminici e di minerali. Migliorato anche il benessere mentale di circa 10 punti percentuali e con positive ripercussioni sulla qualità del sonno.
Buona la fiducia nella farmacia, dove si entra sempre di più (6 cittadini europei su 10 la frequentano almeno una volta al mese, in aumento del 3%) e che non è più vista soltanto come luogo dove acquistare i farmaci di cui si ha bisogno, ma anche dove poter usufruire di servizi: il 61% sarebbe disposto a pagare per ricevere consigli su temi “sensibili” e quasi la metà anche per consigli mirati su cosmetica e skincare. Importanti, poi, sono ritenuti i consigli personalizzati sulla nutrizione (50%) e la misurazione del dosaggio vitaminico (50%).
Tiepido, tuttavia, l’atteggiamento verso i vaccini: solo il 24% in media trova utile la possibilità di vaccinarsi in farmacia, con percentuali -va precisato- molto diversificate da Paese a Paese. Alla richiesta di indicare quanto è importante un dato servizio in farmacia, la vaccinazione è stata indicata come importante dal 47% dei francesi e dal 4% dei cechi. L’Italia è al secondo posto: il 38% ritiene la vaccinazione un importante servizio offerto dalla farmacia.
Verso una farmacia più digitale
La digitalizzazione procede in tutta Europa, anche se forse più lentamente di quanto ci si sarebbe aspettati. La ricetta elettronica è diffusa in media nel 45% della popolazione e il nostro Paese ne è tra i maggiori utilizzatori (76%), mentre scarso interesse riscuote in Germania (solo il 9% dei tedeschi lo indica come servizio utilizzato o che desidererebbe utilizzare). Diffusa ampiamente la prenotazione online delle visite, mentre ancora in fase di assestamento il teleconsulto tramite webcam (solo l’8% vede il proprio medico in videocall, un 43% è pronto a farlo in futuro, mentre uno zoccolo duro pari a quasi la metà, presumibilmente di età più avanzata, non considera la possibilità di usare questo servizio).
Ormai dato per scontato, infine, il pagamento elettronico con carta, irrinunciabile per il 64% della media europea (nel 2022 era il 57%), per il 69% degli italiani e per il 72% degli spagnoli, mentre la possibilità di ordinare online o via app è ritenuta un importante servizio rispettivamente dal 34% e dal 25% degli europei.
Consapevolezza e fiducia, tra insidie e opportunità
L’alone dell’incertezza socioeconomica toglie serenità verso il futuro e fiducia nella sanità, ma rende al contempo gli europei più sicuri di sé: l’88% della popolazione ritiene di avere sufficienti o buone conoscenze in materia di salute (donne 91% e uomini 86%). I temi di salute in generale interessano il 63% della popolazione, che desidera sia rimanere aggiornata sulle nuove scoperte e possibilità scientifiche, sia farne buon uso nella vita di tutti i giorni. Questo porta le persone a ricorrere facilmente all’automedicazione, in particolare con l’utilizzo di antidolorifici (acquistabili nei supermercati di molti Paesi europei): li usa frequentemente 1 cittadino su 4; il 18% settimanalmente e il 7% ne fa uso quotidiano.
In conclusione, nell’analizzare la società post-pandemica, il Report ha trovato un’Europa segnata dall’incertezza economica e quindi preoccupata e sfiduciata, meno rigorosa nel sottoporsi ai tradizionali controlli di prevenzione, ma al contempo interessata a informarsi e pronta a prendersi cura della propria salute, con più attenzione al proprio stile di vita. Un’Europa che ha visto un miglioramento della salute mentale, dopo gli anni difficili della pandemia e, comunque sia, sempre più aperta alle opportunità offerte dalla sanità digitale
Ilaria Sicchirollo








