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Stagione influenzale e Covid, Pregliasco: “Doppia vaccinazione per i fragili”

25 Settembre 2024
Attualità

Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, ha presentato la consueta indagine sul rapporto degli italiani con i virus influenzali. All’incontro è intervenuto Fabrizio Pregliasco,  Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva – Università degli Studi di Milano – Direttore Sanitario d’Azienda – I.R.C.C.S. Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano per tracciare un quadro della prossima stagione influenzale e dell’evoluzione del Covid.

La prossima stagione, prevede Fabrizio Pregliasco, sarà piuttosto intensa, simile a quella del 2022 e più vivace rispetto allo scorso anno, con circa 14 milioni e mezzo di casi di influenza e infezioni respiratorie, tra cui il SARS-CoV-2.

“Come di consueto, l’andamento della stagione influenzale in Australia viene utilizzato come indicatore per prevedere cosa potrebbe accadere nel nostro emisfero” spiega il professor Pregliasco. “I dati che ci giungono quest’anno dall’emisfero australe mostrano una stagione influenzale piuttosto intensa, simile a quella del 2022 e più vivace rispetto allo scorso anno. Tra i principali virus in circolazione, segnaliamo l’A/H1N1 e l’A/H3N2. In risposta a questa situazione, i vaccini antinfluenzali autorizzati per la nostra prossima stagione hanno subìto un aggiornamento, in particolare per il ceppo A/H3N2, che è stato sostituito con uno nuovo di origine thailandese. Mentre la composizione del vaccino antinfluenzale per gli altri ceppi, come quelli di tipo A e B, è rimasta invariata, questo cambiamento riflette l’esigenza di adeguare le difese alle varianti in circolazione. I vaccini saranno disponibili nelle versioni trivalente o quadrivalente, garantendo una copertura più ampia”.

Influenza e Covid: com’è la situazione

“Il Covid-19 è  -e continuerà a essere- una realtà con cui dobbiamo fare i conti. La variante che si diffonderà nei prossimi mesi è la Xec che è immunoevasiva. Ci aspettiamo quindi in autunno una presenza importante del SARS-CoV-2. Abbiamo visto già come nel mese di agosto ci sia stato un incremento dei casi, seguito da una successiva diminuzione. Attualmente, ci troviamo in una fase di coesistenza con il virus, e dobbiamo prepararci a un andamento delle infezioni caratterizzato da fluttuazioni periodiche che, nel tempo, dovrebbero tendere a ridursi. Ogni 4-6 mesi, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, emergono nuove varianti del virus che presentano caratteristiche di immunoevasività. Si tratta di varianti che hanno la capacità di superare l’immunità ibrida che abbiamo acquisito attraverso le vaccinazioni e i precedenti contagi. Tuttavia, è importante notare che questa immunità non offre una protezione definitiva e permanente, rendendo necessario continuare a monitorare e adattare le nostre strategie di prevenzione e trattamento. Per questo raccomando la doppia vaccinazione per le persone fragili che necessitano di una protezione aggiuntiva ma non solo per loro: chi manifesta i sintomi può diventare un potenziale vettore di infezione”.

Tra vecchie e nuove ‘influenze’: come il Covid-19 influenzerà ancora la diffusione e la gestione dei virus stagionali”: l’analisi di Human Highway

L’analisi, condotta da Human Highway, ha rivelato che 1 italiano su 2 esprime preoccupazione per la prossima stagione influenzale, temendo che i virus possano essere particolarmente aggressivi e contagiosi, come accaduto lo scorso anno. Il Covid-19 sembra aver perso centralità nelle preoccupazioni quotidiane, anche se 2 italiani su 3, sia uomini che donne, sono consapevoli che il virus non è scomparso e che potrebbe tornare con nuove varianti. Inoltre, il 51,6% degli italiani ora considera il Covid-19 una “normale infezione virale”, un dato quasi raddoppiato rispetto al 2023, quando solo il 27% lo assimilava all’influenza.

 

Permane una diffusa preoccupazione per le conseguenze del Covid-19 sulla salute delle persone vulnerabili, con il 59% (soprattutto over 55 e over 65) che continua a temere per la salute dei membri più fragili della propria famiglia, mentre le donne sembrano preoccuparsi di più, oltre che dei rischi diretti sulla salute, anche dell’impatto sulla vita quotidiana a causa della malattia.

Sempre secondo l’indagine di Human Highway, gli italiani sembrano continuare ad adottare buone pratiche di comportamento. Il 49,3% ritiene che la scelta più prudente, in caso di malessere, sia riposare, assumere medicinali da banco (o di automedicazione) e contattare il medico solo se dopo tre giorni non si osserva alcun miglioramento. Un altro 22,4% preferisce, invece, rivolgersi immediatamente al medico di base alla comparsa dei primi sintomi, sebbene questa percentuale sia in calo rispetto ai picchi del 2020/2021.

Le donne, in particolare, sono più inclini al ricorso ai farmaci di automedicazione: il 57% di loro considera riposo, medicinali da banco e il contatto del medico solo in caso di mancato miglioramento la scelta migliore, rispetto al 42,5% degli uomini.

Gli over 65, invece, mostrano una maggiore propensione a contattare subito il medico e attribuiscono un’importanza superiore alla vaccinazione antinfluenzale.

 In caso di comparsa dei sintomi da raffreddamento, il 40% degli italiani considera corretto eseguire un tampone antigenico, 1 su 3 adotta un approccio flessibile, mentre il 24,1% ritiene non sia necessario. Sono i giovanissimi (18–24 anni) e la fascia d’età 55-64 anni i più favorevoli al test, con quasi il 47% che lo considera una buona pratica. Al contrario, i 25-44enni mostrano un atteggiamento più cauto, valutando caso per caso, mentre i meno propensi a fare un tampone sono i 45-54enni e i residenti nel Nord-Ovest dell’Italia.

Il ruolo del medico di base e del farmacista

Negli ultimi anni, si è assistito a un aumento del ricorso al medico di base in caso di influenza e sindromi respiratorie, una tendenza che si è stabilizzata nel 2023 e continua nel 2024. Attualmente, il 60% degli italiani consulta il medico di base, mentre cresce il ricorso autonomo ai farmaci di automedicazione (25,5%) e la richiesta di consiglio al farmacista (17,8%). Mentre le donne confermano un atteggiamento di gestione e cura più autonomo e consapevole, preferendo, in prima battuta, l’utilizzo di farmaci da banco per la gestione dei sintomi influenzali, gli uomini tendono a consultare più spesso gli amici e cercano informazioni online. Tra i giovani, l’uso di Internet per ottenere consigli è particolarmente alto (28,6%). Con l’età, aumenta la propensione a consultare il medico, con il massimo tra gli over 65, mentre l’uso di medicinali di automedicazione che si conoscono per esperienza è più comune tra le fasce d’età centrali. Queste tendenze riflettono un panorama in evoluzione, in cui il medico di base resta fondamentale, ma si affiancano nuove pratiche di cura che includono, oltre all’automedicazione, anche il supporto del farmacista.

Pregliasco: “Il farmacista è fondamentale nel contribuire a una corretta informazione su come trattare sia il Covid, sia le malattie invernali”.

Il ricorso all’automedicazione

Secondo lo studio di Human Highway, i farmaci di automedicazione si confermano il rimedio più utilizzato dagli italiani in caso di affezioni respiratorie. Il 64% della popolazione sceglie infatti questi medicinali per alleviare la gestione dei sintomi influenzali, dimostrando una forte fiducia in queste specialità medicinali: il ricorso ai farmaci di automedicazione risulta trasversale a tutte le fasce d’età, dimostrando quanto le persone reputino l’utilizzo efficace, sicuro, tempestivo e pratico.

Accanto a questa tendenza, è ancora significativo il numero di coloro che in caso di sintomi influenzali credono che l’antibiotico sia il rimedio più efficace: dichiarano di ricorrere all’antibiotico il 15% degli italiani, percentuale che raggiunge il 24% tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, si osserva una leggera e costante diminuzione dell’uso di questi medicinali in caso di infezioni virali, un segnale positivo verso un uso più consapevole e appropriato di questi farmaci. “È essenziale che i pazienti (e i medici) siano consapevoli che gli antibiotici devono essere prescritti solo quando strettamente necessario, ad esempio in caso di complicazioni batteriche. L’uso indiscriminato di antibiotici può aggravare la problematica della resistenza e non contribuisce al trattamento delle infezioni virali”, precisa il Professore.

In questo contesto, oltre ai farmaci di automedicazione, Fabrizio Pregliasco ricorda che “l’informazione rimane essenziale per promuovere le buone pratiche di prevenzione, come la ventilazione regolare degli ambienti, il lavaggio frequente delle mani e l’uso della mascherina”. Tutti comportamenti che non solo aiutano a prevenire la diffusione del Covid-19 e dell’influenza, ma che riducono anche il rischio di altre infezioni.