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Troppi farmaci per gli anziani: il progetto veronese

26 Giugno 2025
Articoli

Quasi un terzo degli over 65 italiani assume più di 10 farmaci al giorno. Una realtà che solleva interrogativi sempre più pressanti: è davvero necessaria questa pluri-prescrizione? O c’è spazio per un approccio più razionale e personalizzato?

La risposta arriva da Verona, dove l’Azienda ospedaliera universitaria ha avviato un servizio sperimentale di medication review e deprescribing, i cui risultati preliminari parlano chiaro: in determinati casi, meno farmaci equivalgono a meno ricoveri e più salute.

Durante il recente convegno della Società Italiana di Farmacologia (Sif), tenutosi il 24 e 25 giugno, sono stati presentati i primi esiti di un progetto che ha coinvolto 70 pazienti ultraottantenni ricoverati nei reparti di Geriatria e Medicina interna, ciascuno con una media di 10 farmaci assunti quotidianamente. Dopo una revisione critica delle terapie, condotta da un’équipe multidisciplinare, sono stati rivalutati 836 farmaci e sospesi 273 per inappropriatezza o inutilità. Risultato: ogni paziente ha potuto eliminare in media 4 farmaci e ricevere un aggiustamento del dosaggio per gli altri.

A tre mesi dalle dimissioni, ecco il dato più significativo: una riduzione del 20% dei ricoveri e un risparmio stimato di 56.000 euro annui per la sola spesa farmaceutica riferita al piccolo campione coinvolto. Il progetto, coordinato dai professori Gianluca Trifirò e Mauro Zamboni, è stato così esteso ad altri reparti, con il supporto della farmacia ospedaliera e della scuola di specializzazione in farmacologia clinica. “Nel nostro sistema sanitario -ha sottolineato Trifirò- esiste ancora una forte inerzia prescrittiva: farmaci iniziati da tempo che nessuno rivede, anche quando non servono più. Ma meno farmaci non significa meno cura: spesso significa più appropriatezza, più attenzione, più salute”.

Una lezione importante, anche per le farmacie territoriali. L’ottimizzazione delle terapie, infatti, non è un’esclusiva ospedaliera: riguarda anche le Rsa, i medici di medicina generale, e pure le farmacie, che possono svolgere un ruolo chiave nell’identificare eventuali casi di potenziale inappropriatezza, da riferire al medico curante favorendo così un costruttivo dialogo interprofessionale. Il progetto veronese, infatti, dimostra che la revisione delle terapie non è soltanto un atto clinico, ma una scelta di sistema, in grado di alleggerire la spesa sanitaria e migliorare la qualità della vita.

È una sfida culturale che richiede formazione, tempo, ma soprattutto collaborazione tra professionisti sanitari. E le farmacie, come presidi di prossimità e di ascolto, possono essere parte attiva di questa rivoluzione silenziosa ma efficace. In un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione renderà sempre più frequente la gestione delle politerapie, la medication review rappresenta una strategia vincente per coniugare sostenibilità e qualità dell’assistenza. “La revisione delle prescrizioni -ha dichiarato Armando Genazzani, presidente della Sif- dovrebbe diventare la norma per migliorare il servizio sanitario erogato e in questo team la presenza di una squadra multidisciplinare che includa clinici, farmacologi e farmacisti ospedalieri e territoriali è di capitale importanza. Si risparmiano soldi? Forse sì, ma soprattutto si cura meglio”.