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Tumori: l’Italia migliora. Il ruolo della farmacia

18 Febbraio 2026
Attualità

L’Italia apre il 2026 con un dato incoraggiante: l’incidenza dei tumori è diminuita del 2,6% rispetto al 2022, un calo più marcato rispetto alla media europea dell’1,7%. Il miglioramento riguarda soprattutto gli uomini e i tumori legati al fumo, primo fra tutti quello del polmone. A confermarlo è Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro, che evidenzia come le politiche di prevenzione -dalle campagne antifumo agli screening- stiano iniziando a mostrare i propri benefici effetti.

Nonostante questi progressi, il quadro rimane però segnato da importanti disuguaglianze territoriali e di genere.

Le Regioni settentrionali registrano performance migliori su prevenzione e diagnosi precoce, mentre il Sud continua a scontare ritardi strutturali nell’offerta degli screening. Anche tra le donne la situazione resta critica: in molte aree l’incidenza non diminuisce in modo significativo, complice un più tardivo calo del consumo di tabacco e un accesso non uniforme ai programmi di prevenzione.

Accanto ai dati italiani, la fotografia globale scattata da Oms e Iarc conferma la stessa tendenza: il 37% dei nuovi casi di tumore nel mondo -pari a 7,1 milioni nel 2022- è attribuibile a fattori prevenibili come fumo, alcol, obesità, infezioni e inquinamento. Tre tumori da soli -polmone, stomaco e collo dell’utero- spiegano quasi metà dei casi prevenibili. In particolare, il tabacco rimane il grande imputato (15% delle diagnosi), seguito dalle infezioni (10%) e dall’alcol (3%).
Il messaggio è chiaro: la prevenzione primaria è la vera svolta possibile.

In Italia, secondo Lilt, nel 2025 si sono registrati circa 390.000 nuovi casi. Un tumore su tre potrebbe essere evitato, ricorda il presidente Francesco Schittulli, che sottolinea come «non sia accettabile che la possibilità di guarire dipenda dalla regione in cui si vive». Il miglioramento della sopravvivenza conferma i progressi terapeutici, ma per ridurre davvero l’impatto del cancro occorre agire prima della diagnosi.

Il ruolo della farmacia presidio capillare

In questo scenario, il farmacista in farmacia assume un ruolo strategico. La sua prossimità alla popolazione, la capacità di intercettare bisogni e la fiducia riconosciuta dai cittadini lo rendono un attore chiave nella prevenzione oncologica. Un ruolo che può concretizzarsi in tre direzioni:

  1. Educazione e counselling personalizzato – Spiegare i rischi legati al fumo, al consumo di alcol, alla sedentarietà e all’obesità; promuovere scelte alimentari equilibrate; sensibilizzare sull’importanza di proteggersi dal sole e sulle vaccinazioni contro Hpv ed epatite B.
  2. Promozione attiva degli screening – Ricordare ai pazienti le scadenze per i programmi di prevenzione (mammella, colon-retto, cervice uterina), supportare nella comprensione delle lettere di invito, favorire l’adesione soprattutto nelle fasce di popolazione più fragili o meno raggiunte dal sistema sanitario.
  3. Supporto al paziente oncologico e al caregiver – Orientamento tra i percorsi di cura, gestione degli effetti collaterali dei trattamenti, indicazioni su stili di vita utili a migliorare qualità di vita e aderenza terapeutica.

Sebbene i dati indichino che stiamo andando nella direzione giusta, il peso dei tumori rimane elevato e le differenze territoriali continuano a essere marcate. Per questo, la battaglia contro il cancro non può essere demandata ai soli specialisti: richiede una rete di prevenzione diffusa, capillare, quotidiana. Una rete in cui anche la farmacia può svolgere un ruolo di pilastro indispensabile.