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Un esame del sangue consentirà di predire l’Alzheimer?

9 Gennaio 2025
Attualità

Una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry ed effettuata da neuroscienziati della “Nyu Langone Health” ha evidenziato che la riduzione nei livelli ematici di due molecole naturali dell’organismo sarebbe strettamente correlata con il peggioramento della malattia di Alzheimer, soprattutto nelle donne.

Si tratta dei livelli ematici di acetil-L-carnitina e carnitina libera, che si riducono in modo significativo nelle donne con Alzheimer, già a partire dai primi sintomi di decadimento cognitivo lieve, mentre diventa più marcato nei casi di stadio avanzato. Al contrario, negli uomini con Alzheimer solamente l’acetil-L-carnitina presenta un calo significativo. 

La riduzione nei livelli ematici di due molecole naturali dell’organismo sarebbe strettamente correlata con il peggioramento della malattia di Alzheimer, soprattutto nelle donne. La scoperta potrebbe consentire di identificare precocemente la malattia e misurare la sua gravità, con un semplice esame del sangue.  

 I ricercatori hanno misurato i livelli delle due molecole in 93 volontari con diversi gradi di compromissione cognitiva, confrontandoli con 32 soggetti sani. L’analisi ha confermato che il monitoraggio di acetil-L-carnitina e carnitina libera nel sangue riflette accuratamente la presenza di beta-amiloide e proteina tau, biomarcatori noti dell’Alzheimer. L’accuratezza nella diagnosi della gravità della malattia è così passata dall’80% al 93% combinando entrambi i metodi di misurazione. Ne consegue che queste due molecole potrebbero fungere da biomarcatori per identificare precocemente la malattia e misurare la sua gravità, con un semplice esame del sangue 

 Un bel passo avanti, se consideriamo che al momento, i biomarcatori dell’Alzheimer vengono rilevati tramite procedure invasive, come i prelievi di liquido cerebrospinale. Un semplice test del sangue potrebbe invece rivoluzionare la diagnosi e il monitoraggio della progressione della malattia, rendendolo meno doloroso e rischioso. Per la dott.ssa Carla Nasca, coautrice dello studio, è evidente il potenziale terapeutico dello studio: “Monitorare queste molecole -ha dichiarato- potrebbe aiutarci a individuare nuovi bersagli terapeutici per intervenire prima che il danno cerebrale diventi irreversibile”. 

Lo studio approfondisce anche le connessioni tra l’acetil-L-carnitina e la salute mentale. La ricerca precedente del team della dott.ssa Nasca ha mostrato che la carenza di acetil-L-carnitina è associata a disturbi dell’umore e a episodi di depressione severa. Questo elemento potrebbe essere una chiave per comprendere meglio come la depressione, soprattutto nei pazienti con un passato di traumi, possa evolvere verso forme di demenza. I ricercatori intendono ora approfondire le dinamiche che regolano la produzione di acetil-L-carnitina e il suo ruolo nei meccanismi cerebrali. L’obiettivo è sviluppare un test del sangue che non soltanto rilevi la presenza della malattia, ma permetta anche di monitorare l’efficacia dei trattamenti sperimentali volti a rallentare o prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer.