V Rapporto annuale di Cittadinanzattiva sulla farmacia
Il “V Rapporto annuale sulla Farmacia” di Cittadinanzattiva offre l’immagine della professione così com’è oggi e delinea le prospettive future sulla base delle opinioni espresse sia dai farmacisti, sia dalla popolazione. Qui ne pubblichiamo le parti più salienti.
“Costruiamo insieme la farmacia del futuro”
Presentato a Roma il “V Rapporto annuale sulla farmacia”, l’iniziativa di Cittadinanzattiva realizzata in collaborazione con Federfarma e con il contributo non condizionato di Teva, che quest’anno ha coinvolto 1.030 farmacie e ben 1.284 cittadini, di cui il 64,25% affetto da una patologia cronica. Lombardia e Veneto sono le regioni che hanno maggiormente risposto alla rilevazione, sia come farmacie sia come cittadini, seguite da Emilia Romagna e Campania per le farmacie e da Lazio e Piemonte per i cittadini. Alta anche la partecipazione delle farmacie delle zone rurali (36,7% del campione) e, tra queste, soprattutto delle farmacie sussidiate (80,7%). Crescente risulta poi la fidelizzazione delle farmacie all’indagine: dal 2018 ad oggi, infatti, la loro partecipazione ha registrato continui incrementi.
I servizi in farmacia e la telemedicina
L’indagine di Cittadinanzattiva ha sempre analizzato con interesse l’iter evolutivo della “Farmacia dei servizi”, ormai seguita o in via d’adozione dalla maggioranza del campione (57,7%). Interessante però è verificare quali siano i servizi offerti con sistematicità dalle farmacie e quelli più fruiti dal pubblico.
I cinque più presenti in farmacia: monitoraggio dei parametri (96,2%), prenotazione (94,6%), test/esami diagnostici (79,2%), Cup (76,8%) e tamponi Covid (72%).
Quelli più fruiti dalla cittadinanza: servizio prenotazione, monitoraggio e preparazioni galeniche.
Stanno poi prendendo sempre più piede i servizi di telemedicina, soprattutto la tele cardiologia (48,5%) e il tele monitoraggio della pressione arteriosa (46,5%), anche se soltanto il 15% dei cittadini interpellati dichiara di averli utilizzati. Si sta poi diffondendo l’adozione dei defibrillatori in farmacia, cioè una su quattro (25,3%, di cui 11,6% collocati dentro e 13,7% all’esterno), con il pieno gradimento manifestato dai cittadini (favorevoli l’84,8%).
Vaccinazioni e medicina di genere
La vaccinazione anti Covid-19, l’ultima arrivata tra i servizi proprio per fronteggiare l’emergenza epidemica, è stata erogata dal 38,2% delle farmacie, che si sono subito rese disponibili a inoculare anche i vaccini antinfluenzali (39,6%). Un servizio ben apprezzato dai cittadini, per la capillarità e la comodità di recarsi in farmacia, tant’è vero che oltre un intervistato su cinque ha dichiarato di essersi vaccinato qui contro il Covid (22,2%) e, soprattutto, perché molti farmacisti e cittadini hanno chiesto che sia ampliato l’elenco delle vaccinazioni routinarie da poter fare in farmacia.
Infatti, il 70% dei cittadini interpellati vorrebbe che fosse permesso ai farmacisti in farmacia di inoculare anche altri vaccini, come quelli contro l’Herpes zoster, l’Hpv e lo Pneumococco. Così come più della metà dei farmacisti (dal 54,5% al 58,1%) si dichiara disponibile a effettuare queste stesse vaccinazioni.
Un cambio di mentalità e di prospettiva sulla medicina di genere, come richiesto dal Piano nazionale di prevenzione (Pnp), trova poi piena accoglienza tra i farmacisti: il 90%, infatti, ritiene che la farmacia sia il luogo adatto a realizzare tali iniziative e anche l’86,4% dei cittadini afferma di conoscere e apprezzare questo approccio. Entrambi, quindi, si dichiarano favorevoli a introdurre in farmacia campagne improntate alla medicina di genere, per esempio per la prevenzione del rischio cardiovascolare al femminile (89,9% i farmacisti e 89,3% i cittadini) e del tumore della prostata con il test del Psa (90,9% i farmacisti e 86,7% i cittadini).
La spinta verso il farmaco equivalente
La ricerca di Cittadinanzattiva ha poi voluto registrare sia l’impegno del farmacista nella scelta e utilizzo del farmaco equivalente, sia le motivazioni addotte dai pazienti nei casi di rifiuto. Subito evidente è emersa la consapevolezza che gli equivalenti rappresentano un risparmio diretto e tangibile per il Ssn (38,4%), ma soprattutto per il cittadino (67,2%).
Ma come viene proposto dal farmacista il medicinale equivalente? Innanzitutto ricordando che il principio attivo è il medesimo (76,8%) e che sono bioequivalenti in termini di sicurezza, efficacia e qualità (72%). Sono “benefici sociali” sempre più diffusi nella cultura collettiva, grazie alla perseveranza con cui il farmacista informa sempre il paziente dell’opzione equivalente, anche riguardo ai farmaci senza obbligo di prescrizione (56,9%). Impegno poi confermato dagli stessi cittadini, che per l’83,4% ammettono sia stato proprio il farmacista a proporre loro negli ultimi 12 mesi un farmaco equivalente. Sono dati che confermano come la fiducia riposta nel farmacista (61%), più ancora della leva risparmio (41%), motivi la loro scelta verso l’equivalente.
Laddove poi il cittadino opti per il prodotto di marca, allora a prevalere sono secondo il farmacista le solite convinzioni dure a scomparire: cioè il timore che qualità e sicurezza non siano equivalenti (85,1%), oppure problemi a identificare la confezione (65%), o l’abitudine al vecchio farmaco (60,2%). Il cittadino, invece, indica nel 23,9% dei casi di non voler modificare abitudini (per esempio la forma o il colore del medicinale) e nel 21,7% di non assumersi la responsabilità di cambiare finché non sia il medico a consigliarlo. Il che dimostra come una definitiva affermazione del farmaco equivalente passi necessariamente da una convergenza d’intenti tra medico e farmacista.
Ma che impatto ha avuto l’emergenza Covid sulla proposta e sull’utilizzo del farmaco equivalente? Il lockdown ha ridotto l’accesso e la permanenza del paziente in farmacia e, quindi, ha ridimensionato il rapporto diretto con il farmacista, limitando di conseguenza le occasioni di colloquio e di consiglio professionale. Secondo i farmacisti il Covid-19 ha inciso abbastanza (40,8%) o molto (18,7%) sul tempo dedicato all’informazione sul farmaco equivalente, ma per il cittadino l’impatto è stato meno evidente, perché nell’85,4% dei casi il farmacista ha continuato a proporre l’equivalente e così il loro utilizzo è rimasto invariato per il 77,9% delle persone interpellate e addirittura aumentato nell’11% dei casi.
Servizi sanitari di prossimità
Rispetto alla precedente edizione (Rapporto 2021), il 34,3% dei cittadini afferma di aver aumentato il proprio grado di fiducia nei confronti del farmacista e solamente il 4,9% afferma sia diminuita. Non a caso Il 65,1% degli intervistati conferma di scegliere di solito la stessa farmacia proprio per il rapporto fiduciario instauratosi e non soltanto per aspetti di pura comodità (20,9%). Infatti, è il modo con cui il farmacista si pone che viene maggiormente apprezzato (48,2%), seguito dalla conoscenza dei problemi di salute dell’interessato (36,5%).
Una controprova la offrono quanti dichiarano di non avere farmacie di fiducia, quando affermano che gli aspetti più apprezzati in una farmacia sono l’ascolto e il consiglio per non ricorrere al medico (41,8%), più ancora della comodità (niente code e servizio rapido 40,6%) e di trovare altri servizi oltre al farmaco (13,8%).
Particolarmente importante poi è individuare quale sia la visione e il ruolo della farmacia nell’immaginario tanto del farmacista quanto del cittadino, per capire come essa dovrebbe evolversi. Alla domanda “In una scala da 1 a 10, dove 1 è punto esclusivo di dispensazione del farmaco e 10 presidio sanitario al servizio della comunità, come collocherebbe oggi e nel futuro la farmacia?”, sia i farmacisti sia i cittadini hanno risposto collocandola oggi al 7° e 8° gradino, mentre domani idealmente al 9° e 10° gradino. Un condiviso spostamento, quindi, sempre più verso un ruolo di presidio sanitario al servizio della comunità, che la dice lunga su come dovrebbe evolversi la farmacia.
Ma affinché questo percorso si realizzi, in un contesto di riorganizzazione dei servizi territoriali, bisogna potenziare il ruolo delle farmacie in prevenzione e screening (la pensa così l’84,9% dei farmacisti) e impegnarsi affinché la dispensazione del farmaco sia corredata dai servizi cognitivi (71,3%) e da telemedicina e test diagnostici (67%) (vedasi tabella qui sotto).

Un ultimo dato: il 55,1% delle farmacie rurali aveva dichiarato, al momento dell’indagine, di aver presentato o di voler presentare domanda per ricevere i fondi del Pnrr. Le motivazioni indicate su come avrebbero impiegato tali finanziamenti (76,1% prestazioni di primo e secondo livello, 64,4% migliore dispensazione dei medicinali, 49,7% presa in carico del paziente cronico) rappresentano un’ulteriore conferma di come la farmacia punti ad ampliare e a migliorare i servizi offerti alla comunità. Ecco che il “V Rapporto annuale sulla farmacia” indica così una meta e un preciso cammino da percorrere.








