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Aderenza terapeutica: il Piano d’azione di Cittadinanzattiva

11 Dicembre 2025
Attualità

L’Indagine civica sull’aderenza terapeutica effettuata da Cittadinanzattiva -di cui abbiamo parlato qui– dopo aver individuato le gravi problematiche del fenomeno, ha anche proposto un Piano di azione in quattro punti. Ecco come bisognerebbe agire per superare l’attuale situazione (solamente un italiano su due segue correttamente le cure prescritte) e per garantire una migliore aderenza terapeutica da parte dei pazienti.

Aderenza, solo un italiano su due segue correttamente le cure prescritte. Ecco i consigli di Cittadinanzattiva per migliorarla in 4 punti.

1. Intervento di governance: aderenza terapeutica come indicatore Lea – Garantire l’effettiva identificazione di un indicatore specifico per misurare l’aderenza terapeutica dei pazienti, con un’attenzione particolare alla riduzione delle disparità sociodemografiche e territoriali.

2. Intervento strutturale: interoperabilità e governance digitale – Da realizzare attraverso il pieno funzionamento e l’integrazione del Fondo sanitario elettronico e promuovendo la co-progettazione e l’adozione di sistemi di alert e reminder (per il paziente e il professionista), integrati nei gestionali clinici, che segnalino il mancato ritiro del farmaco o la scadenza del Piano terapeutico.

3. Intervento organizzativo: rete multiprofessionale e prossimità – Prevedere un “modello di rete coordinato”, attraverso: l’adozione di protocolli condivisi che definiscano in modo chiaro i canali di comunicazione e feedback reciproco tra ospedale e territorio per la gestione delle terapie croniche; l’attuazione della Farmacia dei servizi e il rafforzamento del ruolo dell’Infermiere di famiglia e comunità; la riduzione del carico amministrativo e burocratico.

4. Intervento relazionale: tempo di qualità e sensibilità sociale – Va riconosciuto e garantito il tempo per il dialogo approfondito con il paziente e l’educazione terapeutica deve diventare un atto di cura fondamentale. Vanno poi previsti percorsi di formazione interprofessionale continua, che si concentrino sulle competenze comunicative, sul counseling motivazionale, così come vanno realizzati interventi che tengano conto delle differenze sia sociali, sia di genere, in modo da individuare soluzioni personalizzate. Fondamentale è poi nel percorso di cura il potenziamento del ruolo degli assistenti sociali e degli infermieri di Famiglia/Comunità nel team di cura, con protocolli strutturati di collaborazione con i Mmg, gli specialisti e i farmacisti, per intercettare attivamente i pazienti a rischio (persone sole, fragili/anziane, con disagio socioeconomico) e il coinvolgimento delle Associazioni di pazienti e le Organizzazioni civiche.