Cardiopatici, due ricerche suggeriscono i consigli da offrire
Ci sono due ricerche, pubblicate su “Quotidiano Cardiologia”, che meritano di essere considerate anche dal farmacista educatore sanitario, qualora si trovi a offrire consigli al paziente cardiopatico. La prima riguarda la gestione del colesterolo Ldl: uno studio pubblicato sulla rivista Moraldi Archives for Chest Disease ha evidenziato che molti pazienti con alto rischio cardiovascolare non raggiungono i livelli di colesterolo Ldl (Ldl-C) raccomandati dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia.
La ricerca ha coinvolto 2.532 pazienti con cardiopatia ischemica seguiti in ambulatori cardiologici italiani. Tra i 1.712 pazienti con dati di laboratorio disponibili, solamente il 58% ha raggiunto un Ldl-C inferiore a 70 mg/dL e solo il 27% ha raggiunto un Ldl-C inferiore a 55 mg/dL.
Il farmacista, nel suo ruolo di educatore sanitario, può offrire i giusti consigli ai pazienti cardiopatici, suggerendo l’importanza di corretti stili di vita e di una scrupolosa aderenza alle terapie. Due autorevoli studi lo confermano.
I pazienti che hanno ottenuto i migliori risultati erano prevalentemente uomini, diabetici, con un livello di istruzione più elevato e che praticavano attività fisica intensa. Il 92% ha utilizzato statine, con il 61% che ha assunto statine ad alta intensità. Tuttavia, l’aderenza alla terapia ipolipemizzante è risultata subottimale, soprattutto tra i pazienti con un livello di istruzione più basso. Lo studio sottolinea, pertanto, la necessità di migliorare le strategie preventive per la cardiopatia ischemica e di superare le disparità sociali nella gestione del colesterolo Ldl.
Sedentarietà e rischio cardiovascolare
La seconda ricerca che merita attenzione riguarda un recente studio pubblicato sulla rivista European Journal of Preventive Cardiology, che ha esaminato l’associazione tra il comportamento sedentario e il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (Mace). Lo studio ha coinvolto 22.368 adulti che non praticano attività fisica, con un’età mediana di 62,9 anni e il 41,8% di partecipanti maschi.
Utilizzando un sistema di classificazione basato su machine learning, i ricercatori hanno analizzato l’attività fisica e il comportamento sedentario dei partecipanti. Hanno poi valutato le associazioni tra comportamento sedentario e vari tipi di attività fisica incidentale, tra cui: attività fisica vigorosa (Vpa), attività fisica moderata a vigorosa (Mvpa), attività fisica vigorosa intermittente (Vilpa) e attività fisica moderata a vigorosa intermittente (Mv-Ilpa).
Durante un follow-up mediano di 8 anni, si sono verificati 819 eventi cardiovascolari maggiori. I risultati hanno mostrato che un comportamento sedentario elevato (>11,4 ore/giorno) associato a bassa Vpa (<2,1 minuti/giorno) comportava un rischio aumentato di Mace. Analogamente, una bassa Mvpa (<21,8 minuti/giorno) era associata a un rischio di Mace ancora maggiore.
Tuttavia, completare 4,1 minuti/giorno di attività fisica rigorosa o di attività fisica vigorosa intermittente potrebbe compensare il rischio di eventi cardiovascolari maggiori associato a un comportamento sedentario elevato. Al contrario, 31-65 minuti di Mvpa o 26-52 minuti al giorno di attività fisica da moderata a vigorosa intermittente attenuavano significativamente le associazioni con gli eventi cardiovascolari maggiori.
In conclusione, brevi intervalli intermittenti di attività fisica vigorosa incidentale possono ridurre i rischi cardiovascolari associati a un comportamento sedentario elevato.








