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Consumi di antibiotici in aumento, cresce la resistenza resistenza batterica. Aifa lancia una App

4 Marzo 2025
Aifa comunica Attualità

Consumi di antibiotici in aumento, con picchi anche del 40% nei mesi invernali, quasi la metà della popolazione geriatrica che ne fa uso almeno una volta l’anno e impennata di prescrizioni in età pediatrica: i numeri del Rapporto Aifa sul consumo degli antibiotici nel 2023 mostrano come ci sia ancora molto da fare per combattere la pandemia silente dei batteri sempre più resistenti alle terapie farmacologiche.

 Il Rapporto, in un’ottica One health e come previsto dal Piano nazionale di contrasto all’Antimicrobico-resistenza, fornisce un’analisi dettagliata dei consumi di antibiotici in ambito umano, un confronto con i consumi in ambito veterinario e analisi di correlazione tra i consumi di antibiotici e le resistenze.

Nel 2023 il consumo complessivo di antibiotici per uso sistemico, pubblico e privato, è stato pari a 22,4 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, con un aumento del 5,4% rispetto al 2022 e una variazione ancor più elevata se si considerano solo gli antibiotici dispensati a livello territoriale (+6,3%). Un andamento in controtendenza rispetto al decremento dei consumi in assistenza convenzionata del 14,4% osservato nel periodo 2013-19, al -23,6% nel biennio 2019-20 e al calo del 4% nel 2021. Anche il consumo di antibiotici per uso non sistemico, ossia locale, che è stato pari a 28 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, ha registrato un aumento del 4,3% rispetto al 2022.

Se a livello quantitativo si registra una inversione di tendenza negativa le cose non vanno meglio sul piano qualitativo, perché contemporaneamente all’incremento dei consumi si rileva un aumento delle prescrizioni delle molecole ad ampio spettro rispetto a quelle a spettro più ristretto, nonostante siano a più alto rischio di generare resistenze microbiche. Con il 54,4% delle prescrizioni riguardante gli antibiotici appartenenti al gruppo “Access” (ossia quelli che dovrebbero essere utilizzati come trattamento di prima o seconda scelta per le infezioni più frequenti per un minor rischio di generare resistenze) l’Italia si colloca infatti ancora ben al di sotto dell’obiettivo del 65% fissato dalla raccomandazione del Consiglio dell’unione europea.

Pur rappresentando una parte minoritaria dei consumi, particolare attenzione è riservata al monitoraggio di quelli in ambito ospedaliero, dove sono in aumento le infezioni correlate all’assistenza sanitaria causate da germi multiresistenti e dove le dosi somministrate ogni 100 giornate di degenza sono state 84, in aumento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Un incremento che si inserisce nell’ambito di un trend comunque negativo, che nel periodo 2019-23 registra un aumento dei consumi a livello nazionale dell’8,8%, in controtendenza rispetto all’obiettivo di una riduzione del 5% nel 2025 sul 2022 indicata dal Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza.

La variazione stagionale dei consumi, nel periodo ottobre-marzo rispetto al periodo aprile-settembre, che è tornata a livelli alti nel biennio 2022-23, con un consumo più alto del 40% nei mesi freddi, mentre nel biennio 2023-2024 ha registrato una nuova riduzione passando a un più 25%. Picchi che fanno presupporre un uso improprio contro sindromi influenzali e parainfluenzali.

In ambito pediatrico i dati mostrano una preferenza per molecole ad ampio spettro nelle Regioni del Centro e del Sud rispetto a quelle del Nord, indice di un problema di inappropriatezza prescrittiva che richiede interventi mirati. Infatti, dal 2022 al 2023 la percentuale di bambini e ragazzi fino a 13 anni che hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici per uso sistemico passa dal 33,7 al 40,9%.

L’uso scorretto degli antibiotici e l’inappropriatezza prescrittiva hanno portato -dopo una flessione nei consumi e nelle resistenze batteriche nei primi due anni della pandemia- ad una crescita di entrambi i valori. Così per esempio l’Escherichia coli, è passato da una percentuale di resistenza alle cefalosporine di terza generazione del 23,8% nel 2021 al 26,7% del 2023. Ad alimentare il fenomeno delle antibiotico-resistenze c’è anche l’uso non sempre appropriato dei medicinali anti-acidi. «L’Italia è il primo Paese europeo nella classifica dei consumi degli inibitori della pompa protonica, utilizzati soprattutto contro il reflusso esofageo. Medicinali» ha commentato Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico di Aifa «che se utilizzati in eccesso possono alterare la flora microbica intestinale, favorendo la selezione di germi multiresistenti, come il clostridium difficile».

Per aiutare medici e pazienti ad un uso più consapevole degli antibiotici, Aifa ha messo a punto una App a semaforo, denominata Firstline, con informazioni utili sul trattamento delle dieci più comuni infezioni tra adulti e bambini, scaricabile gratuitamente dagli store ufficiali di Google e Apple. Si tratta di uno strumento semplice e di agile consultazione, a disposizione dei medici, come supporto nella prescrizione antibiotica, ma consultabile anche dai cittadini: lo scopo è scoraggiare l’uso “fai da te” e la chiara avvertenza di non assumere mai gli antibiotici senza prima aver consultato il medico.

L’App di Aifa ingloba e rielabora le raccomandazioni fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nell’AWaRe Antibiotic Book sulla gestione delle infezioni più comuni nei bambini e negli adulti, adattandole al contesto epidemiologico e alla disponibilità dei farmaci in Italia. L’utilizzo è facile: selezionando l’infezione da trattare, l’App fornisce per ciascuna delle 10 malattie i virus o i batteri che le causano, i sintomi più frequenti, gli esami diagnostici consigliati e le terapie farmacologiche più appropriate, antibiotiche e non. Le terapie antibiotiche indicate nella App vengono suddivise in base alla classificazione AWaRe introdotta dall’Oms che individua tre categorie: Access, Watch e Reserve, rispettivamente indicate con i colori verde, arancione e rosso. Incrementare la quota degli antibiotici Access rispetto a quelli delle altre due classi è ritenuta una scelta utile nell’impegno comune per far sì che anche in futuro gli antibiotici a nostra disposizione siano efficaci contro le infezioni batteriche.