L’impegno della farmacia nel promuovere il farmaco equivalente
La recente indagine Swg, promossa da Cittadinanzattiva e presentata al ministero della Salute nell’ambito della campagna “IoEquivalgo”, dimostra che i farmaci equivalenti non sono anocra sufficientemente utilizzati in Italia. Le farmacie sono impegnate a sostenerne la diffusione, con l’informazione al cittadino, con il quale hanno un rapporto solido di fiducia ed empatia.
(Farma 7 – n. 10/2024) – Gli ingredienti ci sono tutti: sono trascorsi oltre 20 anni da quando i farmaci equivalenti sono entrati sul mercato italiano, è assodato che hanno la stessa efficacia dei medicinali “di marca” e, per giunta, i farmacisti devono per legge proporre agli assistiti il farmaco a prezzo più basso.
Eppure, questi medicinali ancora non decollano, visto che su un totale di 10,7 miliardi di euro rappresentano appena il 12,6% delle vendite di classe A, il 2,6% della classe C e lo 0,1% dell’area automedicazione (in termini di quantità, su un totale di 1,8 miliardi di confezioni rappresentano il 20,2% delle confezioni di classe A, il 2,2% di classe C e lo 0,3% dell’area automedicazione).
Insomma, il farmaco equivalente in Italia è fanalino di coda, come dimostra la recente indagine Swg promossa da Cittadinanzattiva e presentata al ministero della Salute nell’ambito della campagna “IoEquivalgo”, con il contributo non condizionato di Egualia.
Infatti, un cittadino su 3 nutre ancora dubbi sul fatto che il farmaco equivalente abbia la stessa efficacia del prodotto brand, e uno su 5 afferma che il suo medico gli prescrive soltanto medicinali “originator”.
E se il 47% degli intervistati si dichiara disponibile ad acquistare un equivalente, di contraltare abbiamo un 19% che predilige il prodotto brand ed è disposto, per averlo, a pagare di tasca propria. Così risulta che nel 2023 la spesa a carico degli assistiti per ritirare il farmaco di marca sia stata pari a circa 1,1 miliardi di euro, e che questa compartecipazione sia più elevata nelle regioni a basso reddito, laddove maggiore dovrebbe essere l’attenzione al risparmio.
Evidentemente ci sono resistenze culturali e pregiudizi che vanno superati, per poter creare una migliore integrazione tra sistema educativo e sistema sanitario. “Si tratta di una rivoluzione culturale -ha detto il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato– un’efficace comunicazione che racconti come questi farmaci siano identici al prodotto originale e che sappia valorizzarne il ruolo”. Così il farmacista sarà supportato nel suo impegno a proporre sempre, laddove consentito, il farmaco equivalente.
“Il farmacista, grazie all’empatia e al rapporto di fiducia con i cittadini -ha confermato Marco Cossolo, presidente di Federfarma- può comunicare efficacemente corrette informazioni sulla qualità e sicurezza di questi medicinali. Inoltre, proponendo sempre il farmaco di prezzo più basso contribuisce a diffondere la consapevolezza, soprattutto nelle fasce sociali culturalmente meno consapevoli ed economicamente più deboli, di poter disporre della medesima terapia farmacologica, senza dover corrispondere differenze di prezzo”.
Un obbligo normativo alla sostituzione -precisa Gianni Petrosillo, presidente Sunifar- “che ancor più impegna i farmacisti a informare il cittadino sui farmaci equivalenti”.
“Crediamo sia necessaria una grande campagna d’informazione e comunicazione istituzionale -è l’invito di Valeria Fava, di Cittadinanzattiva- rivolta non soltanto al cittadino, ma anche agli operatori sanitari, tra i quali i farmacisti, per superare le resistenze di tipo culturale, ma anche gli ostacoli nella domanda e nell’offerta di questi farmaci”.
Ecco, allora, alcune proposte concrete. Innanzitutto, sul piano della formazione, sviluppare piani formativi dedicati al tema dei farmaci equivalenti all’interno dei corsi di laurea in farmacia, medicina e infermieristica, oltre a potenziare i corsi di formazione Ecm.
Sul piano, invece, della prescrizione, estendere l’uso della ricetta elettronica e rendere sistematico il monitoraggio sia sulle prescrizioni, sia sull’appropriatezza nell’uso delle clausole di non sostituibilità. Sul piano tecnico-sociale, infine, proporre a livello regionale tavoli con il coinvolgimento di medici, farmacisti, infermieri, società scientifiche, organizzazioni civiche e pazienti, al fine di avviare azioni sinergiche per migliorare l’accesso ai farmaci equivalenti.
Insomma, la farmacia fa la sua parte, ma l’impegno dev’essere di largo respiro.








