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Liste d’attesa: per Altroconsumo il 52% delle visite non rispetta i limiti di legge

11 Marzo 2025
Attualità

Un’indagine condotta da Altroconsumo conferma le difficoltà di prenotazione di visite ed esami, per le lunghe liste d’attesa: più della metà delle visite (52%) e più di un terzo degli esami (36%) vanno oltre i limiti di legge, con attese medie di circa 105 giorni.

 Il 73% degli italiani che hanno provato a prenotare una vista o un esame con il Servizio Sanitario Nazionale ha riscontrato problemi. Il principale è stato quello della lunga attesa in qualsiasi struttura del proprio territorio (30%).

Anche le agende chiuse rappresentano un problema, infatti, nel 26% dei casi, non è stato possibile prenotare alcun appuntamento a causa dell’indisponibilità dell’agenda e della mancanza di date disponibili, nonostante la legge lo vieti.

«I cittadini si trovano di fronte a un paradosso inaccettabile: mentre con il Servizio sanitario nazionale si può aspettare oltre un anno, pagando nella stessa struttura si ottiene un appuntamento in tempi molto più brevi. L’intramoenia -così come altri servizi privati o le assicurazioni sanitarie- devono essere un servizio complementare, non un’alternativa alla sanità pubblica» ha commentato Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo.

L’indagine –condotta su 1086 persone che negli ultimi due anni hanno provato a prenotare una visita medica con il Servizio sanitario nazionale- evidenzia che sono proprio le visite e gli esami più urgenti ad andare più spesso fuori tempo massimo: il 76% delle visite con priorità “U – urgente”, cioè da fare entro 72 ore dalla prescrizione e il 76% delle visite e degli esami con priorità “B – breve”, da fare entro 10 giorni. In sostanza, in 3 casi su 4, chi aveva bisogno di una visita o un esame in tempi brevi per un problema serio, non si è visto garantire questo diritto. Rispetto all’indagine precedente svolta da Altroconsumo nel 2018, la percentuale di intervistati insoddisfatti dei tempi di attesa è passata dal 50% al 64%.

Inoltre, ad andare oltre i 12 mesi di attesa sono il 18% delle mammografie, a seguire visite dermatologiche, gastroenterologiche e oftalmologiche (12%),

Un altro disagio riguarda la lontananza delle strutture (13%), dal momento che gli “ambiti territoriali di garanzia”, possono essere vasti. Può essere difficile anche contattare il Cup o la struttura (11%), con attese lunghe, numeri sempre occupati o linee che si interrompono dopo inutili attese.

A causa dei lunghi tempi di attesa, nel 30% dei casi le persone sono ricorse ai privati, spendendo in media 138 euro. Questa cifra rappresenta solo una media, poiché sono state registrate spese massime che arrivano fino a 725 euro. Per far fronte a queste spese un aiuto proviene dalle assicurazioni sanitarie: il 25% degli intervistati ne possiede una, nella maggior parte dei casi è legata al proprio lavoro. Nel 3% dei casi, si sceglie di rinunciare alla visita o all’esame prescritto, rinunciando così di fatto alle cure.

«Affrontare la crisi del Servizio Sanitario Nazionale con interventi strutturali, aumentando i fondi, migliorando la pianificazione e garantendo l’equità sul territorio è quindi sempre più urgente. Altrimenti, si rischia di rinunciare definitivamente a un diritto costituzionale fondamentale: la tutela della salute per tutti» ha concluso Cavallo.