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Omeopatia in frenata: le cause e le richieste di Omeoimprese

9 Ottobre 2026
Articoli

Il mercato dei medicinali omeopatici attraversa una fase di marcata difficoltà in Italia. Nel primo semestre del 2026 il comparto ha registrato una contrazione del 9,8% a volume, un dato che spicca negativamente se confrontato con l’andamento complessivamente più favorevole del canale farmacia.

Secondo Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese, il calo non può essere attribuito a una sola causa, ma è il risultato della concomitanza di fattori economici, produttivi e regolatori che stanno mettendo sotto pressione le aziende del settore

L’associazione che rappresenta produttori e distributori di medicinali omeopatici e antroposofici evidenzia, infatti, come la flessione vada letta all’interno di un contesto particolarmente complesso, caratterizzato da tensioni internazionali, aumento dei costi industriali e da alcune criticità normative che, secondo gli operatori, limitano la competitività del comparto.

Sul fronte congiunturale, la filiera omeopatica sta affrontando le stesse difficoltà che interessano buona parte dell’industria farmaceutica. Le persistenti tensioni geopolitiche e l’instabilità dei mercati internazionali continuano, infatti, ad avere ripercussioni sui costi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti, incidendo direttamente sull’organizzazione produttiva delle aziende.

Le imprese associate a Omeoimprese hanno segnalato negli ultimi mesi incrementi significativi nei costi di confezionamento, con rincari fino al 7% per alcuni materiali plastici e del 3% per il vetro. A questi si aggiungono maggiorazioni applicate dai vettori logistici per compensare l’aumento dei carburanti. In alcuni casi è stato introdotto un adeguamento tariffario specifico sui trasporti pari al 3,8%.

Non meno rilevante è il problema degli approvvigionamenti. I tempi di consegna di alcuni materiali essenziali si sono allungati sensibilmente: per esempio, l’alluminio richiede oggi fino a nove settimane contro le sei precedenti. Parallelamente, i fornitori chiedono alle aziende una programmazione degli acquisti molto più estesa, arrivando a richiedere previsioni su orizzonti temporali che possono raggiungere i dodici mesi. Per le aziende questo significa dover ripensare la gestione delle scorte, la pianificazione produttiva e l’organizzazione logistica, con inevitabili effetti sui costi e sulla capacità di garantire continuità nelle forniture.

Il nodo delle regole e dell’informazione

Accanto alle difficoltà economiche, il comparto continua a fare i conti con una questione strutturale che da anni rappresenta uno dei principali temi di confronto con le istituzioni.

Secondo Omeoimprese, in Italia nessun medicinale omeopatico autorizzato dall’Aifa dispone di indicazioni terapeutiche approvate, una situazione differente da quella esistente in altri Paesi europei come Francia e Germania, dove sono previsti strumenti specifici che consentono di riportare informazioni autorizzate sugli ambiti di utilizzo e sulla posologia di alcuni prodotti.

L’associazione sottolinea come la normativa italiana preveda la possibilità di definire percorsi autorizzativi coerenti con le peculiarità dell’omeopatia, ma che tale opportunità non sia stata ancora resa concretamente operativa. Il risultato sarebbe un contesto nel quale le imprese dispongono di margini informativi più limitati rispetto ad altri segmenti del mercato farmaceutico. Una condizione che, nelle valutazioni dell’associazione, non riguarda soltanto le aziende, ma coinvolge anche farmacisti, medici e cittadini.

Una flessione che si distingue dal resto del mercato

Il dato negativo dell’omeopatia assume particolare rilievo se confrontato con l’andamento generale della farmacia italiana. Nei primi mesi del 2026 il mercato retail ha registrato una crescita a valore del 3,6%, mentre il comparto Consumer Health è rimasto sostanzialmente stabile. Anche i volumi complessivi della farmacia hanno segnato una riduzione contenuta, pari all’1,5%, molto lontana dalla contrazione del 9,8% registrata dai medicinali omeopatici.

Parallelamente, la spesa farmaceutica continua ad aumentare. Il rapporto OsMed 2025 pubblicato dall’Aifa ha rilevato una spesa complessiva di 39,3 miliardi di euro, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente, mentre la componente pubblica ha raggiunto i 28,4 miliardi di euro (+5,8%). Anche i consumi nell’assistenza convenzionata mostrano un incremento dell’1%.

In questo scenario si inserisce il dibattito sull’appropriatezza prescrittiva e sull’uso responsabile dei medicinali, alimentato anche dagli interventi del farmacologo Silvio Garattini, che ha recentemente richiamato l’attenzione sul crescente ricorso ai farmaci e sul ruolo che prevenzione e corretti stili di vita possono svolgere nel contenere consumi non necessari. Temi che si intrecciano con il paradigma One Health e con le strategie internazionali orientate alla prevenzione, all’impiego appropriato delle terapie e al contrasto dell’antimicrobico-resistenza, oggi considerata una delle principali emergenze sanitarie globali.

L’appello di Omeoimprese

Per Silvia Nencioni, la contrazione del mercato omeopatico rappresenta un segnale che merita attenzione proprio perché avviene in una fase in cui il dibattito sanitario punta sempre più sulla prevenzione, sull’appropriatezza e sull’utilizzo responsabile delle risorse terapeutiche. Il presidente di Omeoimprese invita, quindi, a riflettere sulla necessità di creare condizioni regolatorie più chiare e coerenti, capaci di riconoscere le specificità del comparto senza derogare ai criteri di sicurezza e qualità previsti per tutti i medicinali.

Nella visione dell’associazione, l’obiettivo non è contrapporre modelli terapeutici differenti, ma garantire ai cittadini e ai professionisti sanitari informazioni adeguate per compiere scelte consapevoli. Da qui l’appello a un riequilibrio regolatorio che, conclude Nencioni, possa salvaguardare sia la libertà di scelta terapeutica sia il ruolo di una realtà produttiva che continua a rappresentare una componente del panorama farmaceutico italiano.