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Osservatorio Nomisma: indispensabili i farmaci equivalenti

21 Ottobre 2024
Gestione del farmaco

I farmaci equivalenti hanno fatto risparmiare al Servizio sanitario nazionale, dal 2012 a oggi, ben 6,2 miliardi di euro. Lo sostiene l’Osservatorio Nomisma, che nel presentare l’edizione 2024 ha evidenziato i molti vantaggi garantiti da questi prodotti. Non soltanto, quindi, in termini di risparmio per il Ssn, ma anche per favorire l’accesso ai medicinali da parte dei meno abbienti e poi ancora per sostenere le cure di talune malattie croniche e per tamponare il fenomeno dei farmaci carenti.

Questo comparto produttivo rappresenta “un pilastro insostituibile per il sistema sanitario, i cui benefici sono sottostimati o completamente ignorati”, come ha sostenuto Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dell’Osservatorio sull’industria dei farmaci equivalenti. 

Eppure, le industrie del settore sono attualmente in grande sofferenza, tra pressione dei costi di produzione, oneri regolatori, prezzi ex factory bloccati e gare al massimo ribasso. Fattori che hanno determinato, specie negli ultimi anni, una pesante erosione di margini di profitto già esigui. Questi i preoccupanti trend presentati: 

  • Prezzi energia e materie prime: la pressione dei costi è diventata insostenibile: il carbone è aumentato del 37% rispetto al 2021, il gas del 36%, il petrolio del 28%. L’analisi dei bilanci economici delle aziende del 2023 denuncia un aumento medio del 19% del costo delle materie prime rispetto al 2022. Nel quinquennio l’aumento è stato del’86%. 
  • Prezzi del confezionamento: tra il 2019 e il 2023 l’alluminio è aumentato del 27%, il vetro del 24%, carta e plastica, rispettivamente, del19% e del 3%. Voci che insieme pesano per il 20% sui costi di produzione aziendali. 
  • Oneri regolatori: le spese per registrazione e autorizzazione alla vendita tra il 2016 e il 2023 sono aumentate del 26. 
  • Payback: per i farmaci fuori brevetto i tributi di ripiano nei prossimi anni impatteranno tra il 15% e il 18% del fatturato. 
  • Diminuzione della concorrenza: negli ultimi tre anni il numero di produttori farmaceutici è diminuito del 10%, con una settantina di aziende coinvolte in processi di chiusura o fusione. 
  • Carenze di farmaci: secondo i dati Aifa, nel periodo 2018-2024 il numero di farmaci a rischio di carenza è più che raddoppiato, passando da poco più di 1.600 a oltre 3.700. Per quasi 8 farmaci a rischio su 10 esiste un corrispettivo equivalente, il che conferma l’impensabilità di un sistema farmaceutico privo di equivalenti. 
  • Mercato Ue e cronicità: equivalenti e biosimilari sono sempre più essenziali per la cura delle patologie croniche complesse. Nel 2023 il 70% dei volumi dei farmaci oncologici e antidiabetici commercializzati in Europa è stato rappresentato da equivalenti, quota che sale al 82% se consideriamo i farmaci immunologici. 
  • L’effetto sulla spesa Ssn: relativamente ai soli farmaci di classe A, se tutti gli equivalenti fosse stati venduti nel 2023 ai prezzi dei brand off patent, la spesa farmaceutica sarebbe aumentata di 460 milioni di euro. Dal 2012 ad oggi la cifra avrebbe raggiunto quota 6,250 miliardi di euro. 

A fronte di questi dati, Stefano Collatina -presidente di Egualia, l’Associazione dei produttori dei medicinali equivalenti- chiede che il Governo “si impegni nel sostegno alle imprese con solide politiche industriali, che agevolino investimenti produttivi locali e che garantiscano maggiore indipendenza strategica nell’approvvigionamento di farmaci e principi attivi per l’Italia, puntando al coordinamento di tutte le misure da mettere in campo”.