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Pgeu: le migliori pratiche per una farmacia verde e sostenibile

15 Giugno 2021
Ricerche e documenti

Il Gruppo Farmaceutico dell’Unione Europea (Pgeu), è l’Associazione che rappresenta farmacisti e farmacie di 32 Paesi europei: oltre 400.000 farmacisti che operano in oltre 160.000 farmacie e che ogni giorno assistono circa 46 milioni di cittadini. Qui di seguito pubblichiamo il suo “Documento” che dimostra come le farmacie siano impegnate sia nel ridurre l’impatto dei farmaci sull’ambiente, sia nel prevenire inutili sprechi

I farmacisti europei in farmacia condividono le crescenti preoccupazioni sugli effetti negativi che i prodotti farmaceutici possono causare sull’ambiente e, di conseguenza, sulla salute pubblica e animale.

In qualità di esperti del farmaco, i farmacisti si trovano in posizione ideale per sensibilizzare l’opinione pubblica, promuovere l’uso prudente e il corretto smaltimento dei prodotti farmaceutici e fornire consulenza sulla disponibilità di farmaci “più verdi”, laddove tali informazioni siano disponibili. Inoltre, si ritiene fondamentale che la rete di oltre 400.000 farmacie in Europa abbia una guida e un supporto per contribuire il più possibile a salvaguardare il nostro pianeta, rendendolo più sano.

La protezione dell’ambiente contribuisce a salvaguardare la salute e la sicurezza delle generazioni future; allo stesso tempo, i medicinali svolgono un ruolo fondamentale nel garantire un elevato livello di salute pubblica. Occorre raggiungere un giusto equilibrio tra una maggiore consapevolezza e approcci politici adeguati, ciò con l’obiettivo di prevenire i potenziali effetti negativi che i farmaci possono causare all’ambiente, da un lato, e l’accesso a medicinali sicuri ed efficaci con comprovati benefici per la salute pubblica, dall’altro.

Questo documento evidenzia il contributo che i farmacisti possono dare nella promozione di un futuro verde e sostenibile per la farmacia in Europa e fornisce una panoramica delle migliori pratiche in corso in tutta Europa.

Le azioni proposte dal Pgeu

Il Pgeu propone una serie di azioni coordinate che dovrebbero essere intraprese a diversi livelli politici. In particolare, invita:

• gli Stati membri, in stretta collaborazione con la Commissione europea e l’Ema a:

Agire per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uso prudente e sulla raccolta differenziata dei resi dei prodotti farmaceutici. I farmacisti sono, in qualità di esperti del farmaco, nella posizione ideale per consigliare i pazienti sull’adeguato trattamento e smaltimento dei prodotti farmaceutici e dovrebbero, pertanto, essere attivi in qualsiasi campagna pubblica.

Sviluppare linee guida e materiali informativi per gli operatori sanitari sull’uso prudente dei farmaci. Per i farmacisti, queste linee guida dovrebbero essere sviluppate in stretta collaborazione con le associazioni farmaceutiche nazionali e locali per garantire un’adeguata integrazione nella pratica farmaceutica in farmacia.

Esplorare la possibilità di includere, nella formazione accademica degli studenti di farmacia e nei programmi di formazione continua, gli aspetti dei farmaci che presentano un rischio per o attraverso l’ambiente come parte di un approccio One Health.

Sviluppare e garantire il rispetto degli standard di qualità ambientale per i prodotti farmaceutici come misura per promuovere una produzione più verde.

Garantire un finanziamento adeguato per i programmi di smaltimento e raccolta, da parte delle farmacie, per i farmaci e resi pericolosi ove utilizzati, come canale facilmente accessibile per il pubblico per smaltire correttamente i loro medicinali resi o scaduti e aghi o altro materiale tagliente.

Ridurre gli sprechi farmaceutici causati dai resi di farmaci garantendo l’adozione di sistemi che incoraggino la prescrizione e l’erogazione di quantità di farmaci in confezioni che corrispondano il più possibile alla durata del trattamento.

Sostenere lo sviluppo di pratiche ecocompatibili e politiche di sostenibilità nelle farmacie.

• la Commissione Europea a:

Garantire che le azioni volte ad affrontare il rischio dei prodotti farmaceutici nell’ambiente non condizionino il processo decisionale clinico degli operatori sanitari in materia di salute pubblica.

Promuovere gli scambi di migliori pratiche tra gli Stati membri sulle misure che affrontano la crescente presenza e l’impatto negativo dei prodotti farmaceutici nell’ambiente.

Finanziare e incoraggiare ricerche per colmare le attuali lacune esistenti in materia di conoscenze sul potenziale impatto negativo dei prodotti farmaceutici sull’ambiente, nonché i legami tra la presenza di antimicrobici nell’ambiente e lo sviluppo e la diffusione della resistenza antimicrobica.

Incoraggiare l’azione nei Paesi terzi in cui le emissioni farmaceutiche prodotte dalla produzione industriale e da altre fonti siano sospettate di contribuire alla diffusione globale della resistenza antimicrobica.

Ridurre l’impatto dei farmaci sull’ambiente

Il “Documento” Pgeu ricorda la Comunicazione pubblicata dalla Commissione europea Ue l’11 marzo 2019 e la Risoluzione adottata dal Parlamento nel settembre 2020, oltre al primo aggiornamento sull’attuazione dell’approccio strategico dell’Ue. Poi così prosegue.

Aumentare la consapevolezza e promuovere l’uso prudente dei prodotti farmaceutici

Secondo la Comunicazione della Commissione Europea, la principale fonte di prodotti farmaceutici che impattano sull’ambiente è il loro consumo da parte del paziente. Generalmente tra il 30% e il 90% della dose somministrata per via orale, di un’ampia gamma di farmaci comunemente usati, vengono escreti come sostanze attive nelle urine e nelle feci.

A causa della diversa capacità del trattamento delle acque reflue di eliminare i resi farmaceutici, le emissioni provengono principalmente dai sistemi urbani di acque reflue a seguito del consumo di medicinali nelle famiglie, con una percentuale minore proveniente da ospedali e strutture sanitarie. Ancora troppo spesso, il possibile impatto di un certo farmaco sull’ambiente è generalmente sconosciuto, così come i legami tra la presenza di antimicrobici nell’ambiente e lo sviluppo e la diffusione della resistenza antimicrobica. È fondamentale colmare queste lacune in materia di conoscenze e integrare adeguatamente queste informazioni nelle politiche e negli orientamenti.

Nell’ambito del loro ruolo di promotori di salute, i farmacisti territoriali credono sia loro dovere consigliare i cittadini sulla salute e la sicurezza dell’ambiente. Ciò include la consulenza su un adeguato trattamento e smaltimento, nonché la fornitura di informazioni al pubblico sulla disponibilità di prodotti farmaceutici “più verdi”, laddove tali informazioni siano disponibili.

Al fine di svolgere questo ruolo, dovrebbe essere incoraggiato lo sviluppo di linee guida e materiali informativi per gli operatori sanitari sull’uso prudente dei prodotti farmaceutici che presentano un rischio per l’ambiente. Le linee guida congiunte Fip/Oms sulle buone pratiche farmaceutiche sottolineano che un requisito importante per la pratica della farmacia aperta al pubblico è avere accesso a informazioni basate su prove, imparziali, complete, obiettive e attuali su terapie, medicinali e altri prodotti sanitari in uso, compresi i potenziali rischi ambientali causati dallo smaltimento dei resi di farmaci.

Qualsiasi linea guida o protocollo dovrebbe allo stesso tempo fornire all’operatore sanitario spazio sufficiente per un processo decisionale clinico indipendente caso per caso, in modo che in ogni momento gli esiti di salute del paziente possano essere il fattore decisionale chiave in qualsiasi inizio o (dis)continuazione delle terapie.

Oltre alle linee guida professionali, gli aspetti di rischio per l’ambiente dei farmaci potrebbero anche essere inclusi nella formazione degli studenti di farmacia e nei programmi di sviluppo professionale continuo come parte di un approccio One Health. Queste misure possono consentire ai farmacisti di fornire consulenza in materia di salute e sicurezza ambientale e di consentire un’analisi dei rischi/benefici dei medicinali che stanno dispensando, tenendo conto dei fattori ambientali.

Promuovere una produzione più verde

Alcuni medicinali hanno un impatto negativo sull’ambiente nei Paesi in cui vengono venduti, ma soprattutto nei Paesi in cui vengono prodotti. Alcuni dei princìpi farmaceutici attivi (Api) vengono prodotti in fabbriche rispettose dell’ambiente, che utilizzano impianti di depurazione efficienti, ma la maggior parte no.

l risultato è l’inquinamento nelle acque vicine, come laghi e fiumi, che può essere un’area di riproduzione attiva per l’antibiotico-resistenza. Accogliamo quindi con favore la raccomandazione della Commissione Europea di aumentare la collaborazione con gli Stati membri sulla definizione di standard di qualità ambientale per i prodotti farmaceutici che presentano un rischio a livello nazionale, e di incoraggiare azioni nei Paesi terzi in cui le emissioni farmaceutiche prodotte dalla produzione e da altre fonti siano sospettate di contribuire alla diffusione globale della resistenza antimicrobica e di danneggiare l’ambiente e gli ecosistemi.

Ridurre gli sprechi e miglior gestione dei resi

Si stima che circa l’8-10% delle sostanze farmaceutiche nell’ambiente provengano da medicinali smaltiti in modo improprio, scaricati nella toilette, versati negli scarichi o altrimenti smaltiti in modo inappropriato nei resi domestici dai pazienti o anche dalle istituzioni mediche. Educare i cittadini in tutta l’Ue può quindi portare a un cambiamento di abitudini che può fare la differenza.

Al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul corretto smaltimento dei medicinali inutilizzati e scaduti, diverse organizzazioni europee di stakeholders hanno avviato in collaborazione, su base volontaria, la campagna internazionale #medsdisposal. Oltre a condurre campagne sui social media in diverse lingue, il sito web pubblico della campagna contiene una mappa con informazioni sullo smaltimento dei medicinali nei diversi Paesi europei.

Oltre a diversi programmi pubblici di smaltimento e raccolta di farmaci, la maggior parte della popolazione europea può restituire medicinali scaduti o inutilizzati alla propria farmacia, sebbene l’organizzazione e il finanziamento di tali regimi varino di Paese a Paese. Poiché le farmacie sono facilmente accessibili e visitate frequentemente dai pazienti, gli Stati membri dovrebbero garantire che, ove attuati, i programmi di smaltimento e raccolta gestiti dalle farmacie siano adeguatamente finanziati al fine di utilizzare al meglio tali risorse.

Oggi, ancora in troppi Paesi dell’Unione europea si chiede alle farmacie di autofinanziare questi sistemi, il che porta a uno smaltimento insufficiente e ciò è, dal nostro punto di vista, un approccio ingiusto e scorretto che non tiene conto dei risultati positivi registrati nei Paesi in cui le farmacie hanno potere in questo ruolo. Allo stesso tempo, è anche fondamentale che per alcuni medicinali a rischio la quantità di medicinali prescritti ed erogati corrisponda il più possibile alla durata del trattamento, al fine di ridurre la quantità di farmaci non utilizzati, in particolare ottimizzando le dimensioni del condizionamento di alcuni farmaci a rischio impatto ambientale.

Oltre a diversi programmi pubblici di smaltimento e raccolta di farmaci, la maggior parte della popolazione europea può restituire medicinali scaduti o inutilizzati alla propria farmacia comunitaria, compresi gli antimicrobici. Incentivare la restituzione di antimicrobici scaduti o inutilizzati attraverso uno smaltimento adeguato è fondamentale per prevenire l’uso inappropriato, o il riutilizzo di questi medicinali da parte di persone alle quali non erano stati originariamente prescritti, contribuendo così a incoraggiarne un uso prudente e ad affrontare la resistenza antimicrobica.

In alcuni Paesi europei, i cittadini possono anche restituire oggetti taglienti usati, compresi aghi, siringhe e lancette, alle farmacie tramite appositi contenitori di farmaci scaduti, nell’ambito di programmi di raccolta organizzati separatamente. Una gestione e uno smaltimento inadeguati dei resi, da parte delle famiglie nelle proprie abitazioni, che derivino da attività di iniezione sulla cute o derivino da resi infettivi, possono avere un impatto negativo sulla salute dei pazienti e dei loro familiari, nonché sulla comunità e sull’ambiente. Con il crescente uso di farmaci iniettabili è quindi fondamentale che i resi associati a tale pratica possano essere smaltiti correttamente attraverso canali facilmente accessibili, come le farmacie aperte al pubblico.

Ridurre l’impatto ambientale garantendo che un’ampia gamma di medicinali sia disponibile, vicino all’abitazione o al luogo di lavoro

L’ampia rete di farmacie garantisce ai cittadini europei l’accesso ai medicinali e ai dispositivi medici vicino alle loro case o al luogo di lavoro. Quasi due terzi degli europei possono accedere a una farmacia entro cinque minuti, mentre il 98% può farlo entro 30 minuti. Mantenendo un ampio stock, le farmacie comunitarie possono soddisfare immediatamente le esigenze della maggior parte dei pazienti. Se un prodotto non è disponibile o esaurito, ai pazienti può spesso essere offerta un’alternativa o essere fornito lo stesso giorno. Questo sistema riduce il numero di viaggi determinati dalla necessità di ordinare prodotti non immediatamente disponibili.

In Portogallo, uno studio pilota che ha valutato l’erogazione di medicinali ospedalieri solo nelle farmacie territoriali (presso la farmacia o grazie alla consegna a domicilio) ha rivelato che i pazienti hanno notato un tempo medio di spostamento di 15 minuti per la farmacia, significativamente inferiore ai 119 minuti segnalati se lo spostamento fosse stato verso la farmacia ospedaliera. Il 55,2% (n=229) dei pazienti ha dichiarato di essere andato in farmacia, mentre il 61,7% (n=297) ha riferito di ver usato la propria auto per recarsi in ospedale.

Seguendo tale schema, il numero totale di viaggi che possono essere evitati contribuisce in modo significativo a ridurre l’impatto ambientale in tutta Europa. Di contro, ordinare a domicilio singole confezioni, non soltanto non riduce i tempi, ma ha anche un maggiore impatto negativo sull’ambiente.

Raccomandazioni

Il Pgeu formula pertanto una serie di raccomandazioni alle farmacie comunitarie di tutta Europa per diventare verdi e sostenibili:

Prevenire e ridurre l’impatto negativo dei farmaci nell’ambiente:

  • Partecipare attivamente a programmi di raccolta e campagne per la restituzione di farmaci non utilizzati e scaduti
  • Adottare politiche efficaci di smaltimento dei resi derivanti dall’attività galenica della farmacia
  • Collaborare con i medici per incentivare la prescrizione razionale di farmaci volti a prevenire la possibilità per il paziente di disporre di dosi in eccesso

Promuovere l’uso prudente dei medicinali:

  • Consulenza ai pazienti sulla disponibilità di medicinali “più verdi”, laddove tali informazioni   siano disponibili;
  • Supporto ai pazienti grazie all’aderenza terapeutica fornita sia durante l’ordinaria attività di consulenza, sia attraverso lo sviluppo di nuovi servizi in farmacia.

L’esperienza italiana: AssInde

Il Documento del Pgeu (www.pgeu.eu) offre anche una panoramica delle migliori pratiche attivate dai farmacisti nei vari Paesi (Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Slovacca, Spagna, Svezia e Finlandia. Qui pubblichiamo il testo relativo all’Italia).

“In Italia, dal 1980 diverse associazioni della filiera del farmaco hanno organizzato uno stakeholder model per la raccolta di medicinali scaduti in quasi tutte le farmacie italiane. “AssInde” è una società i cui azionisti sono industrie, grossisti e farmacie (sia private che comunali).

L’obiettivo dell’iniziativa è duplice, da un lato offrire una gestione ottimale dello stock in farmacia, in quanto la maggior parte dei medicinali scaduti sono parzialmente rimborsati alla farmacia, ma l’obiettivo più importante è l’effetto sull’ambiente, in quanto tutti i medicinali scaduti (compresi quelli veterinari) vengono raccolti, trasportati e distrutti secondo tutti i requisiti di legge. Inoltre, nel gennaio 2016 AssInde, ha siglato un accordo con il ministero dell’Ambiente per garantire il miglior controllo del processo di gestione dei resi, di tutti i resi pericolosi e non pericolosi prodotti nella filiera.

Inoltre, i Comuni hanno i propri piani di smaltimento dei medicinali scaduti a casa del paziente. Secondo questo schema, le farmacie raccolgono questi farmaci attraverso l’uso di contenitori comunali messi all’interno o all’esterno dei locali della farmacia.