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“Tuttovaccini”: il portale interattivo per aiutare i cittadini

15 Aprile 2024
Ricerche e documenti

Sono veramente numerose le informazioni che il portale “Tuttovaccini”, realizzato da Cittadinanzattiva, offre ai cittadini interessati al mondo delle vaccinazioni, soprattutto alle fasce più deboli e a chi ha ancora dubbi sull’importanza di questi farmaci. Tra l’altro, sono anche presenti le oltre 6.000 farmacie aderenti, con l’indicazione di come e dove poterle trovare.

Il portale Tuttovaccini, realizzato da Cittadinanzattiva, fornisce numerose informazioni di carattere generale sul mondo delle vaccinazioni.

In particolare, offre chiarimenti sui Lea, sul Piano nazionale di Prevenzione vaccinale, sul Calendario vaccinale nazionale, sugli obiettivi di copertura, sulle vaccinazioni previste e disponibili per fasce d’età e condizione, sui modelli organizzativi regionali e su tutti i centri vaccinali presenti in ciascuna regione (indirizzi, recapiti, modalità di accesso, eccetera), sui materiali di approfondimento, con un glossario di oltre 230 termini e una serie di link a siti istituzionali.

Inoltre, TuttoVaccini offre anche un assistente virtuale per le domande più frequenti e per la ricerca
di informazioni; schede ad hoc per ciascuna regione; la mappatura geolocalizzata degli oltre 1800 centri vaccinali pubblici e informazioni specifiche al riguardo. Inoltre, grazie alla collaborazione di Federfarma, sono state a oggi mappate oltre 6.000 farmacie del territorio dove è possibile vaccinarsi. Di seguito un estratto del Vademecum, scaricabile online dal portale.

SICUREZZA E PREVENZIONE

La sicurezza delle cure è parte integrante del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività.

Essa si realizza anche mediante l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione, poiché scopo della prevenzione è garantire salute in sicurezza, riducemdo l’incidenza delle malattie e la mortalità e, di conseguenza, i costi sociali, così da favorire il mantenimento della qualità della vita.

Sicurezza e prevenzione, in ambito sanitario, sono fattori strettamente legati tra loro, determinano la qualità dell’assistenza e sono tra gli obiettivi prioritari del Servizio sanitario nazionale.

L’Istituto superiore di Sanità definisce la prevenzione come un insieme di attività, azioni e interventi attuati con il fine prioritario di promuovere e conservare lo stato di salute ed evitare l’insorgenza di malattie. Si distinguono tre livelli di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.

  1. • La prevenzione primaria riguarda la persona sana e l’insieme di attività e azioni per prevenire l’insorgenza di malattie attraverso salutari stili di vita (moderato consumo di alcol, astensione dal fumo, attività fisica, sana e consapevole alimentazione, ecc.).
  2. • La prevenzione secondaria riguarda persone con patologie in uno stadio iniziale. Rientrano in questa categoria i programmi periodici di screening (anche alla nascita) finalizzati a una diagnosi precoce, seguita da un immediato intervento terapeutico.
  3. • La prevenzione terziaria fa riferimento a tutte le azioni volte al controllo e al contenimento degli esiti più complessi di una patologia, evitando o limitando la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti (es. misure di riabilitazione motoria; supporto psicologico; ecc.).

Il Pnp, acronimo che sta per Piano nazionale di prevenzione, è lo strumento con il quale dal 2005 il Mmnistero della Salute pianifica i programmi di prevenzione. Si tratta di un documento di respiro strategico che stabilisce, a livello nazionale, gli obiettivi e gli strumenti per promuovere e governare la prevenzione. Tale scelta strategica va ricondotta alla convinzione, suffragata da evidenze scientifiche, che un investimento in prevenzione costituisce una mossa vincente capace di contribuire a garantire, nel medio e lungo periodo, la salute delle persone e al contempo la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Tra i macro-obiettivi individuati nel Pnp troviamo quello relativo alle strategie per ridurre la frequenza delle malattie infettive. Nonostante i notevoli progressi in tale direzione,
le malattie infettive rappresentano, ancora oggi, una delle principali cause di malattia, disabilità e morte a livello globale. È necessario, pertanto, mantenere elevato l’impegno sulla loro prevenzione, attraverso interventi e azioni, tra i quali in primis la vaccinazione volta al raggiungimento di elevate coperture vaccinali fino alla completa eradicazione di alcune malattie infettive.

Per questo motivo, data l’importanza delle strategie di vaccinazione come strumento peculiare di prevenzione, al Pnp si aggiunge il Pnpv, ovvero Piano nazionale di prevenzione vaccinale, documento che mira all’armonizzazione delle strategie vaccinali in atto nel Paese, al fine di garantire alla popolazione, indipendentemente da luogo di residenza, reddito, livello socioculturale e status giuridico, i pieni benefici derivanti dalla vaccinazione, intesa come strumento di protezione sia individuale che collettiva. Ciò deve essere realizzato attraverso l’equità nell’accesso a vaccini con elevati standard qualitativi, in termini di efficacia e sicurezza, e disponibili nel tempo (prevenendo, il più possibile, situazioni di carenza), nonché a servizi di immunizzazione di livello eccellente.

I suddetti Piani nazionali si declinano poi in Piani regionali, rispettivamente Prp e Prpv, che recepiscono gli obiettivi, le strategie e gli strumenti dei piani nazionali, e li estendono in modo da tener conto, a livello delle singole regioni, delle peculiarità epidemiologiche e dei modelli organizzativi territoriali.

LA VACCINAZIONE

La vaccinazione è una strategia preventiva di tutela della salute attuata al fine di proteggere un individuo da una malattia di natura infettiva prima che questa si manifesti. Le vaccinazioni sono da sempre considerate, nell’ambito della prevenzione delle malattie infettive, uno strumento dalla comprovata efficacia, costo-efficacia e sicurezza. La loro introduzione ha permesso di debellare malattie letali come il vaiolo; di ridurre in pochi decenni, in modo sicuro ed estremamente rilevante, l’incidenza di malattie gravi e potenzialmente letali diffuse da millenni, la mortalità infantile e varie forme di disabilità nel mondo; di ridurre notevolmente la diffusione di patologie infettive molto comuni (per esempio, il morbillo) che nascondono complicanze gravi.

Le vaccinazioni rappresentano quindi uno strumento a tutela non solo dell’individuo, ma anche della collettività. Le vaccinazioni sono usate come mezzo di protezione da numerose malattie virali, che non possono essere trattate con gli antibiotici, ma anche per combattere infezioni batteriche che possono provocare complicazioni permanenti e conseguenze gravi (per esempio, meningite o setticemia).

Le vaccinazioni di profilassi sono un presidio preventivo fondamentale per la salute dell’infanzia, e negli ultimi decenni hanno permesso di ridurre in maniera estremamente rilevante sia il numero di patologie gravi, sia la mortalità e le forme di disabilità infantile nel mondo.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’introduzione delle vaccinazioni ha portato al dimezzamento dei decessi imputabili alle più note malattie prevenibili da vaccino, consentendo di evitare ogni anno tra i 2 e i 3 milioni di decessi. L’occasionale rinuncia di alcuni genitori alle vaccinazioni consigliate per i propri figli, spesso sulla base di fuorvianti informazioni pseudoscientifiche o di credenze errate sulla reale sicurezza dei vaccini, ha portato negli ultimi anni a un aumento dell’incidenza di malattie gravi o potenzialmente mortali (che sarebbero facilmente evitabili tramite semplici vaccinazioni iin migliaia di bambini.

Eppure, per convincerci dei disastri che l’assenza di vaccinazione può provocare, basta osservare cosa succede nelle regioni più povere del pianeta: le malattie prevenibili con vaccino sono ancora oggi responsabili di milioni di decessi nel mondo dove oltre 19 milioni di bambini, uno ogni 5, non hanno ricevuto le vaccinazioni contro difterite, tetano e pertosse.

L’immunità di gregge

Quando la vaccinazione viene effettuata su una fetta ampia della popolazione, l’effetto protettivo si moltiplica grazie a quella che viene definita “immunità di gregge”: le vaccinazioni di massa, riducendo il numero di persone che possono contrarre l’infezione, rendono più difficile la propagazione e la riproduzione dei microbi che ne sono responsabili.

Per questa ragione, le vaccinazioni sono realmente efficaci nel contrastare una malattia soltanto se si vaccina un’alta percentuale della popolazione. In questo modo la vaccinazione diventa un formidabile strumento di prevenzione collettiva, in grado di evitare la preoccupazione che la malattia provoca nei genitori e i costi sociali ed economici della malattia (visite, farmaci, ricoveri ecc.), e soprattutto di scongiurare i rischi della nuova diffusione di patologie anche gravi come la difterite e la polio, oggi non presenti in Italia.

L’effetto protettivo sulla popolazione nel suo complesso manifesta i benefici soprattutto su quella piccola parte della popolazione che non può essere direttamente vaccinata, i “soggetti fragili”: bambini nei primissimi mesi di vita; bambini o adulti con patologie croniche o in trattamento con farmaci immunosoppressivi; anziani eccetera.

In particolare, per gli anziani, considerato il progressivo invecchiamento della popolazione e il fenomeno dell’immunosenescenza (progressivo deterioramento del sistema immunitario dovuto al naturale avanzare dell’età) si va progressivamente innalzando il valore economico e sociale della vaccinazione degli adulti.

Non va infine dimenticato il ruolo dei vaccini nel contrasto all’antimicrobico-resistenza, ovvero la capacità di un batterio di resistere all’azione di uno o più farmaci antibiotici. Gli antibiotici nascono per curare le infezioni batteriche, i vaccini per prevenirle: mentre l’antimicrobico-resistenza si sviluppa molto rapidamente, i vaccini riescono a indurre un controllo prolungato dell’infezione. I vaccini, quindi, prevenendo l’infezione e la trasmissione del microorganismo, bloccano la sua potenzialità di acquisire e trasferire l’antimicrobico-resistenza.

Ma in cosa consiste la vaccinazione?

La procedura consiste nella somministrazione per iniezione intramuscolo (o in alcuni casi per via orale) di una soluzione contenente una piccola quantità dei batteri o virus responsabili di malattie, o di loro componenti (antigeni) modificati con tecniche di laboratorio. Si utilizzano piccolissime quantità di agenti infettivi inattivati, o più spesso solo piccole parti, che senza provocare la malattia sono in grado di generare una risposta immunologica simile a quella prodotta dal nostro organismo contro le infezioni: è il meccanismo della memoria immunologica, che fa sì che il nostro organismo ricordi e riconosca i patogeni che lo hanno precedentemente attaccato. In questo modo, se l’individuo vaccinato verrà in contatto con l’agente infettivo contro cui agisce il vaccino, il sistema immunitario lo riconoscerà e produrrà una risposta in grado di neutralizzare la minaccia infettiva.

Di fatto, la vaccinazione istruisce il sistema immunitario a rispondere all’attacco del patogeno vero e proprio -qualora questo dovesse concretizzarsi in futuro- attraverso la produzione di anticorpi specifici.

Dal 1796, anno della scoperta della vaccinazione come tecnica per sconfiggere le malattie infettive, sono numerose le malattie per cui sono stati messi a punto vaccini. Tra tutte le malattie, si studiano e si producono vaccini per le patologie più pericolose in termini di complicanze e mortalità, in un’ottica rapporto costi/benefici.

Più una malattia è grave e onerosa in termini di salute, mortalità e cure necessarie, più vale la pena investire in ricerca e prevenzione. Questo spiega perché per alcune malattie i vaccini non vengono utilizzati; per altre le vaccinazioni sono obbligatorie o fortemente raccomandate (con legislazioni specifiche per ogni Paese); per altre ancora ci si avvale dei vaccini solo in particolari occasioni (come i viaggi in Paesi dove la malattia è epidemica o endemica). Altre vaccinazioni sono raccomandate per specifiche fasce d’età o condizioni di rischio, laddove le complicanze siano più probabili e/o più pericolose.

Per talune malattie, particolarmente diffuse, impattanti o letali, la ricerca sta ancora studiando e cercando vaccini. Tra queste, per esempio, Aids, melanoma, cancro al seno.

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a cura di Patrizia Prezioso e Silvia Martello