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Malattie cardiovascolari, oltre 600 decessi al giorno

12 Luglio 2024
Attualità

Più di 224mila decessi in un anno (circa 600 al giorno), 47mila dei quali si potrebbero evitare attraverso un semplice controllo della colesterolemia. Se ne è parlato ieri a Milano in occasione dell’incontro (in foto il tavolo dei relatori) organizzato da Motore Sanità in partnership con la Società italiana studi sull’arteriosclerosi (Sisa) che ha visto confrontarsi sul tema i principali attori coinvolti in un percorso che -è emerso- deve portare ad affrontare le malattie cardiovascolari con una visione di sistema e con un ruolo attivo nella prevenzione che coinvolga anche le farmacie per la loro capillarità sul territorio.

Con oltre 224mila decessi all’anno, le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte. Necessario strutturare un approccio integrato che affronti le malattie cardiovascolari con una visione di sistema e con un ruolo attivo nella prevenzione. Se ne è parlato nel corso di un incontro organizzato da Motore Sanità.

L’obiettivo deve essere duplice: ridurre morbilità e mortalità, ma anche i costi per le casse del Ssn. Costi enormi, se si considera che, nel nostro Paese, soltanto il colesterolo comporta una spesa sanitaria diretta e indiretta di 16 miliardi di euro l’anno.

Si deve partire dai dati

Per affrontare il problema il punto di partenza non può che essere una fotografia della situazione attuale. Fondamentale, quindi, la raccolta, da parte delle società scientifiche, di dati nella popolazione, come quelli sulle forme familiari ottenuti dalla Società italiana studi sull’arteriosclerosi nell’ambito del progetto nazionale Lipigen. «L’ipercolesterolemia» ha sottolineato il professor Alberico Catapano, presidente Sisa e Past President di Eas «rimane un fattore di rischio causale determinante, ma gli interventi per ridurlo non sono ancora ottimali». In Italia, oggi, «tendiamo a concentrare la nostra attenzione sulla prevenzione secondaria, facendo leva su armi formidabili di tipo farmacologico, ma trascuriamo il grande beneficio che potrebbe derivare da una prevenzione primaria, non necessariamente farmacologica, quando la malattia non è ancora sviluppata completamente». Secondo il Professor Catapano, per abbassare il livello di rischio, occorrerebbe «sfruttare al meglio le grandi possibilità che abbiamo sulla modificazione degli stili di vita e sugli interventi anche terapeutici, ma per fare questo occorre una grande sinergia tra le istituzioni e le società scientifiche per informare tutti gli stakeholders, a partire dal cittadino, per passare al paziente e ai provider di healthcare, senza escludere i dietologi, i dietisti, gli infermieri, per finire con la figura apicale del medico». Catapano auspica dunque «un patto forte che, con le nuove tecnologie disponibili, permetta di avere un quadro chiaro di come spostare il rischio dell’intera popolazione». I benefici possono essere concreti, e misurabili: «Con una riduzione di 15-20 milligrammi per decilitro di colesterolemia  LDL (le lipoproteine aterogene) si arriverebbe a una riduzione del 25% circa di eventi cardiovascolari fatali e non fatali nel medio e lungo termine».

Un percorso territoriale

Giulia Gioda, presidente di Motore Sanità, ha posto l’accento sulla necessità di raggiungere obiettivi concreti attraverso un percorso progettuale che parta dai singoli territori regionali e arrivi alle istituzioni nazionali con proposte concrete. «L’Osservatorio Innovazione di Motore Sanità, in partnership con la Società italiana studi sull’aterosclerosi, e con il coinvolgimento delle principali società scientifiche e degli attori della filiera, crede sia arrivato il momento di colmare il gap esistente tra velocità della ricerca, evidenze scientifiche da essa prodotte e applicazione di queste nei processi assistenziali. Inoltre, pensiamo sia arrivato il momento di sfruttare al meglio le nuove risorse introdotte a sistema in una fase in cui sono in atto grandi trasformazioni organizzative». Per questo, Motore Sanità ha individuato un percorso progettuale che si concluda con l’individuazione di una strada che porti a risultati concreti. «Si partirà dai singoli territori regionali per raccogliere attuali bisogni, criticità e punti di forza da cui ripartire quindi presenteremo il materiale raccolto e le proposte generate alle istituzioni nazionali, per poter adottare scelte e soprattutto azioni rapide e sostenibili».

Terapie personalizzate e prevenzione

«La malattia cardiovascolare, sia in Italia sia globalmente, è la prima causa di disabilità e di mortalità, arrivando a provocare il 34% dei decessi totali. Percentuale che, per quanto riguarda le donne, che fanno un po’ meno prevenzione, sale al 39%» ha dichiarato Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di Cardiologia (Sic). «Il nostro compito» ha aggiunto «è quello di intervenire non soltanto sui pazienti che hanno già subìto un evento e sono già a rischio altissimo, ma in maniera sempre più anticipata, attraverso la prevenzione».

L’obiettivo è  prevenire che la malattia si sviluppi fino a causare un evento cardiovascolare acuto che porterebbe un peggioramento drastico della prognosi, della aspettativa di vita, ma anche della qualità di vita. Per farlo, prosegue «dobbiamo trattare la malattia nelle fasi più precoci, possibilmente quando non si è ancora manifestata». La scienza ha stabilito in maniera definitiva che il colesterolo è il principale fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari. «E le linee guida europee a cui facciamo riferimento ci raccomandano che i livelli  di colesterolo devono essere abbassati in tutta la popolazione in maniera proporzionale al rischio cardiovascolare». La Società Italiana di Cardiologia, insieme con la SIBioC, ha redatto un documento che, spiega il presidente della Sic, «sarà pubblicato a breve e servirà raccomandare che nelle refertazioni con valori analitici del colesterolo non venga indicato un valore di normalità per tutti, ma venga fatto riferimento al proprio profilo di rischio cardiovascolare e al corrispondente valore raccomandato dalle linee guida. Questo consentirà anche ai pazienti di avere più consapevolezza di quanto il loro valore di colesterolo sia distante da quello che dovrebbe essere il livello ottimale rispetto al loro profilo di rischio. In questa maniera contribuiremo alla cultura del colesterolo e alla personalizzazione delle terapie in relazione ai bisogni di ciascuno. Anche perché oggi, in Italia, abbiamo un sistema che ci consente come in nessun altro Paese del mondo l’accesso attraverso la sanità pubblica a terapie innovative per il colesterolo. E un colesterolo che non possa essere trattato non esiste».